Emilia Romagna. Snami: “Le Case della salute sono un flop”

Emilia Romagna. Snami: “Le Case della salute sono un flop”

Emilia Romagna. Snami: “Le Case della salute sono un flop”
Per il sindacato il modello di organizzazione sanitaria territoriale non riduce gli accessi al Pronto soccorso. È sono solo un’operazioni in perdita che  porterà al collasso un comparto che funziona bene grazie all’impegno costante dei medici di medicina generale.

“Le Case della salute non possano essere un’alternativa ai pronto soccorso. Sono ovviamente sottodimensionate per mancanza di fondi, che in sanità saranno sempre meno, con l'epilogo logico che i cittadini continueranno a rivolgersi ai pronto soccorso degli ospedali i cui numeri, statistiche alla mano, sono in continuo crescendo malgrado l’aumento delle prestazione specialistiche nelle Case della salute stesse”.
 
È quanto ha dichiarato Francesco Biavati, presidente regionale di Snami Emilia Romagna che punta il dito verso il modello di organizzazione sanitaria ormai a regime nella Regione e fortemente sostenuto dall’assessore alla sanità Carlo Lusenti.
 
“Queste strutture sia per attrezzature che per professionalità non possano essere un’alternativa valida ai pronto soccorso – ha spiegato Biavati –  a dimostrazione di ciò i dati di Bologna e provincia che indicano, se mai ci fosse stato bisogno, l'equazione elementare che aumentando l'offerta si dilata la domanda e che le soluzioni per una migliore assistenza nel territorio siano ben altre”.
 
Colpa dei Medici di medicina generale non all’altezza? “Neanche per sogno – ha aggiunto Angelo Testa, presidente nazionale del sindacato autonomo – è sbagliato il progetto, pensato da incompetenti in sanità e il fallimento ne è solo la logica conseguenza. I pronto soccorso vanno meglio supportati in organico e organizzazione e deve cambiare la logica, illogica per noi, che sia l'alternativa alle lunghe liste d'attesa, che gratis o per due lire si possa far subito un pacchetto di accertamenti tac compresa e che se continuerà a procedere in questo modo saranno sempre più intasati. Al territorio serve la “rete” ed un sistema che non si presenti con il biglietto da visita che tutto debba essere distrutto per essere riformato con un’operazione che porterà al collasso un comparto che funziona bene grazie all’impegno costante dei medici di Medicina Generale, che già da domani mattina si vorrebbero penalizzare con il taglio degli stipendi e con lo stravolgimento del loro lavoro”.

18 Marzo 2014

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