Epatite C. Pdta e organizzazione in rete, ecco le Linee di indirizzo nazionali per eradicarla dall’Italia

Epatite C. Pdta e organizzazione in rete, ecco le Linee di indirizzo nazionali per eradicarla dall’Italia

Epatite C. Pdta e organizzazione in rete, ecco le Linee di indirizzo nazionali per eradicarla dall’Italia
Sono pronte per ricevere l’Intesa tra Stato e Regioni, le linee di indirizzo per consentire l’applicazione uniforme sull’intero territorio nazionale del Pdta per la gestione e il trattamento delle infezioni da Hcv. Strategica l’organizzazione di una rete con Centri Hub per la prescrizione dei farmaci antivirali e Centri Spoke per gestire i pazienti con controlli clinici e strumentali periodici, collegati tra loro possibilmente attraverso una piattaforma web based. IL DOCUMENTO

Applicare uniformemente in ogni Regione il Pdta per la gestione dell’epatite C, in termini di appropriatezza diagnostica e terapeutica e in linea con i criteri indicati da Aifa e con le raccomandazioni cliniche vigenti. Garantire al paziente un più agevole accesso all’assistenza sanitaria che deve essere assicurato da una presenza capillare sul territorio di Centri con funzioni di prescrizione ed erogazione delle terapie, e anche di gestione di quanti ancora sfuggono alle cure.

Sono queste le due grandi coordinate indicate nelle “Linee di indirizzo nazionali sui Pdta per l’infezione da virus dell’epatite C” – pronte per ricevere il via libera in Conferenza Stato Regioni – e la cui stella polare è la gestione dell’infezione secondo un meccanismo di Rete.

L’epatite C è una patologia sempre più con le spalle al muro, grazie al grande investimento sulle terapie antivirali (DAAs) realizzato in Italia nel 2014 e dettato dalla necessità di raggiungere l’obiettivo Oms di zero infezioni entro il 2030.

La recente disponibilità, per il trattamento di individui con epatite cronica da Hcv, di regimi terapeutici della durata di 8-24 settimane, e basati sulla combinazione di DAAs caratterizzati sia da un ottimo profilo di efficacia con tassi di SVR >95%, sia da un ottimo profilo di sicurezza, ha completamente stravolto lo scenario terapeutico di questa patologia consentendo di trattare in modo sicuro ed efficace tutti i soggetti con infezione da Hcv indipendentemente dal genotipo virale, dalla severità della malattia di fegato e dalle comorbidità associate.

Obiettivo della terapia è eradicare in modo definitivo l‘infezione da Hcv ovvero ottenere la SVR (Hcv RNA non rilevabile tramite test PCR dopo 12 settimane dal completamento del trattamento – SVR12) allo scopo di ridurre morbilità e mortalità per la malattia epatica e per le manifestazioni extraepatiche associate. 

Dal 2014, sono stati tanti i passi in avanti realizzati nel nostro Paese, ma c’è ancora molto da fare: l’Osservatorio Polaris stima infatti una prevalenza di infezione da Hcv, nel 2020, pari a circa 577mila persone infette con un range che va dalle 252mila alle 843mila persone malate. Dati in linea con le stime di EpaC, che parlano di circa 443mila persone con una storia di malattia da Hcv, tra guariti e non guariti, con un range tra i 354mila e i 532mila e con dati nazionali che indicano in circa 400mila il numero di persone non ancora trattate, di cui circa 120mila con fibrosi epatica avanzata.
Insomma una presenza di “sommerso“ sulla quale fare luce.

Il documento – elaborato dal Gruppo di lavoro, multiprofessionale e multidisciplinare, istituito presso la Direzione di prevenzione sanitaria del ministero della Salute – indica quindi modalità di trasmissione dell‘infezione da Hcv, diagnosi e screening, le azioni per una valutazione del paziente con Epatite C, i regimi terapeutici disponibili, azioni di monitoraggio e di Follow-up post trattamento.

Ma soprattutto indica le strategie da mettere in atto per far sì che la macchina funzioni alla perfezione. Il documento, suggerisce in particolare la creazione di una piattaforma web based, a cui tutte le unità di rete devono avere accesso. Una piattaforma che premetta di gestire tutti i pazienti con Hcv, organizzare la prescrizione e l’erogazione di farmaci per il trattamento dell’epatite cronica, della cirrosi e della recidiva post trapianto da Hcv e pianificare i controlli clinici dei pazienti non trattati o già in risposta virologica sostenuta.

L’organizzazione di rete deve quindi prevedere la presenza omogenea e capillare sul territorio, di Centri Hub per la prescrizione dei farmaci antivirali e di Centri Spoke per gestire i pazienti con controlli clinici e strumentali periodici, collegati tra loro possibilmente attraverso la piattaforma web based.

L’aspetto fondamentale dell’organizzazione delle reti per l’applicazione del Pdta, sottolinea il documento, è rappresentato dall’adozione e dall’implementazione di un collegamento operativo tra le strutture ospedaliere Centri Hub con i Centri di secondo livello sul territorio ed anche dalla collaborazione con i SerD e i centri di medicina penitenziaria.  

Vengono quindi elencati (allegati 1) una serie di indicatori per il monitoraggio e la verifica dell’implementazione dei Pdta da adottare nelle Asl. Il ministero della Salute potrà, con modalità e tempistiche da concordare con le Regioni, avviare successivamente un monitoraggio di alcuni indicatorI per verificarne l’implementazione.

Ester Maragò

 

Ester Maragò

26 Luglio 2022

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