Governo clinico. La Commissione Affari Sociali al lavoro sugli emendamenti

Governo clinico. La Commissione Affari Sociali al lavoro sugli emendamenti

Governo clinico. La Commissione Affari Sociali al lavoro sugli emendamenti
Nell'ultima seduta la Commissione Affari Sociali della Camera sul ddl governo clinico aveva deciso l’accantonamento di tre emendamenti all’art. 2. Ieri due di questi, entrambi dell’Idv, sono stati riformulati ma la commissione ha deciso comunque di accantonarli.

La Commissione Affari Sociali della Camera sta proseguendo, seppur molto lentamente, l’esame del provvedimento sul governo clinico.
Durante l’ultima seduta della scorsa settimana erano stati accantonati tre emendamenti il 2.5, il 2.8 e il 2.01. Ieri il presidente della Commissione Palumbo  (Pdl) ha chiesto al relatore Di Virgilio (Pdl) e ai presentatori, Palagiano (Idv) per il 2.5 e il 2.01 e Miotto (Pd) per il 2.8, se quegli emendamenti fossero stati riformulati, in modo da porli in votazione nella seduta.
 
Diciamo subito che l’emendamento 2.8 Miotto non è stato discusso, rimanendo accantonato mentre si è lavorato sugli emendamenti di Palagiano.
Il deputato dell’Idv ha informato la Commissione di aver riformulato l’emendamento 2.5 che nella formulazione originaria intendeva disciplinare i casi in cui si venga a creare un contrasto tra il direttore generale e il Collegio di direzione, prevedendo l’obbligo di motivazione per le decisioni assunte dal primo con il parere contrario del secondo organo. L’emendamento “è stato riformulato in senso restrittivo, limitando la possibilità di contrasto alle attività cliniche”.
Ma l’emendamento così riformulato non ha convinto i membri della XII e neanche il ministro della Salute che ha invitato Palagiano ad un ripensamento proponendo un ulteriore accantonamento.
 
In sostanza il ministro Balduzzi ha espresso parere contrario sull’emendamento 2.5 “come riformulato, ritenendo che la precisazione concernente le attività clinichenon valga a superare le obiezioni già evidenziate, in quanto le decisioni del direttore generale afferenti a quest’ambito costituiscono la stragrande maggioranza delle decisioni adottate da quest’organo”. Secondo Balduzzi sarebbe invece opportuno “predisporre un emendamento teso a demandare all’autonomia regionale la disciplina relativa alle ipotesi di contrasto tra direttore generale e Collegio di direzione”.
Paola Binetti (UdC) nel corso del dibattito ha detto di preferire la formulazione originaria dell’emendamento 2.5 rispetto alla nuova riformulazione proposta.
E così si sono espressi anche anche Gian Carlo Abelli (PdL), Carmine Patarino (FLpTP) e Margherita Miotto (Pd) che ha aggiunto “che vi sono funzioni di carattere organizzativo che interessano il Collegio di direzione ma attengono ai poteri del direttore generale, quale è, ad esempio, l'organizzazione dipartimentale. In tali casi, il direttore generale può adottare una decisione anche con il dissenso del Collegio, ma dovrà spiegarne le ragioni” e per questo si è detta “favorevole all’emendamento nella versione che pone l’obbligo di motivazione come regola generale”.
 
A quel punto considerato che in molti hanno chiesto il ritiro dell’emendamento preferendo la vecchia stesura, Palagiano ha deciso di mantenere l’emendamento 2.5, nella versione originaria.
Ma Di Virgilio ha replicato dicendo di ritenerlo “pleonastico”e il ministro Balduzzi ha invitato Palagiano ad un ripensamento. La Commissione ha quindi deliberato di accantonare l’emendamento Palagiano 2.5.
 
Successivamente il deputato dell’Idv ha illustrato l’articolo aggiuntivo 2.01 secondo il quale “Ciascuna regione si dota di un organismo o di un Comitato tecnico-scientifico che, nei limiti delle risorse disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, definisce precisi indicatori di attività e qualità assistenziali, utilizzati a livello internazionale e validati dalle società scientifiche. Tali indicatori, inseriti in un sistema databaseclinico e attraverso la comparazione con criteri di qualità standardizzati, forniscono reportperiodici sulla qualità delle prestazioni delle singole unità operative, sia pubbliche che private”.
 
Eugenia Roccella (Pdl) ha replicato a Palagiano che pur “condividendo l’esigenza di assicurare la qualità ed il controllo delle prestazioni sanitarie erogate” ha espresso perplessità sul contenuto evidenziando come il “raggiungimento del suddetto obiettivo è ottenibile solo se si attiva un confronto con il ministero. Se, invece, si lascia a ciascuna regione il compito di dotarsi di proprie strutture e di propri indicatori, si rischia di trovarsi di fronte ad una situazione di totale disomogeneità”.
A queste perplessità della Roccella si sono aggiunte quelle di Palumbo cheha fatto notare come “senza una reale informatizzazione del sistema sanitario nazionale, diventa complicato pensare di raccogliere tutti i dati relativi alle prestazioni erogate”. In più Balduzzi, pur ribadendo la sua valutazione favorevole sull’articolo aggiuntivo, ha ricordato che “un organismo avente il compito di monitoraggio e di verifica della qualità delle prestazioni sanitarie esiste già ed è l’Agenas, che ha già creato una rete con le regioni”.

Livia Turco (Pd) ha invece fatto notare come “la discussione svolta non tenga conto di come funziona effettivamente il sistema sanitario nazionale. Vi è un reale problema di incentivi, di promozione della cultura della trasparenza e della qualità delle prestazioni. Il rischio, quindi, è che si crei una discrasia tra ciò che, in teoria, si vorrebbe, e l'efficacia dei provvedimenti che vengono adottati”. E a fianco di questa precisazione della Turco si sono schierati Roccella e Di Virgilio
 
Viste le osservazioni sollevato il ministro della Salute ha proposto di accantonarlo il 2,01 “in modo da poterlo poi riformulare in termini di maggiore coerenza con il sistema sanitario attuale”.
E la Commissione ha votato l’accantonamento dell’articolo aggiuntivo Palagiano 2.01.

25 Gennaio 2012

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