In Gazzetta il decreto legge per “la competitività e la giustizia sociale”. Tagli per 700 milioni ai beni e servizi regionali e nuove misure per i pagamenti dei debiti sanitari. Il testo

In Gazzetta il decreto legge per “la competitività e la giustizia sociale”. Tagli per 700 milioni ai beni e servizi regionali e nuove misure per i pagamenti dei debiti sanitari. Il testo

In Gazzetta il decreto legge per “la competitività e la giustizia sociale”. Tagli per 700 milioni ai beni e servizi regionali e nuove misure per i pagamenti dei debiti sanitari. Il testo
Pubblicato il decreto che riduce Irpef e Irap e che mette il tetto di 240 mila euro agli stipendi pubblici. Per la sanità nessun taglio specifico, come promesso da Renzi e Lorenzin. Ma resta il dubbio che la sforbiciata ai beni e servizi regionali possa alla fine incidere anche sui budget sanitari. IL TESTO.

Rilancio dell’economia attraverso la riduzione del cuneo fiscale; revisione della spesa per beni e servizi a invarianza dei servizi resi ai cittadini; stabilizzazione della finanza pubblica e ulteriori garanzie per i pagamenti dei debiti della PA.
 
Sono questi quattro gli obiettivi del decreto legge 24 aprile 2014, n.66, dal titolo “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”, approvato venerdì scorso dal Governo e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 aprile dopo la firma del Capo dello Stato apposta solo ieri al termine di un colloquio con il ministro dell’Economia Padoan.
 
La parola sanità, intesa come tagli, come aveva promesso Matteo Renzi nella conferenza stampa dopo la sua approvazione, effettivamente non c’è. Ma in qualche modo il comparto è comunque interessato con una serie di misure. La più nota è quella del taglio dei beni e servizi, che riguarderà “ogni settore” come specifica il decreto, per un importo pari a 2,1 miliardi per i restanti mesi del 2014, divisi in modo paritario tra Stato, Regioni ed Enti Locali.
 
Per le Regioni quindi il conto per quest’anno è di 700 milioni da tagliare nei loro beni e servizi. La preoccupazione sulla possibilità che vengano toccati anche quelli sanitari è ovvia, considerando che la sanità da sola copre tra il 70 e l’80% dei bilanci regionali. Ma in proposito è stata la stessa ministra Lorenzin ad assicurare che non saranno toccati i servizi sanitari ai cittadini, ma solo quei beni e servizi legati al funzionamento delle strutture e non direttamente all’erogazione delle prestazioni sanitarie.
 
Ma è chiaro che il confine è stretto e starà alle Regioni districarsi tra i risparmi da conseguire sulle loro forniture per evitare ricadute sul servizio sanitario, ricontrattando tutti i contratti, compresi quelli già in atto, che il decreto prevede possano essere ridotti d’ufficio del 5% (ovviamente lasciando il fornitore libero di recedere dal contratto se non fosse d’accordo). Oppure ricorrendo a misure alternative di contenimento della spesa corrente, come lo stesso decreto autorizza a fare.
 
Anche il ministero della Salute farà la sua parte con una riduzione di spesa per beni e servizi di 5,8 milioni nel 2014 e di 8,7 per ciascun anno del biennio successivo.
 
Ma per la sanità c’è anche altro. Soprattutto sul fronte dei debiti sanitari per i quali sono stanziati ulteriori 770 milioni per il loro pagamento da parte delle Regioni e 600 milioni di euro per le Regioni in Piano di rientro per consentire anche a loro l’accelerazione del pagamento dei debiti di Asl e ospedali. Ulteriori 250 milioni sono stati poi stanziati per il pagamento dei debiti arretrati verso le Asl da parte del Ministero dell’Interno. A fronte di queste misure sono poi previsti una serie di adempimenti più stringenti per le amministrazioni regionali al fine del rispetto dei tempi di pagamento dei debiti.

25 Aprile 2014

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