La Corte dei conti in Commissione per il federalismo fiscale: “I costi standard attuali non incidono su livello finanziamento della sanità”

La Corte dei conti in Commissione per il federalismo fiscale: “I costi standard attuali non incidono su livello finanziamento della sanità”

La Corte dei conti in Commissione per il federalismo fiscale: “I costi standard attuali non incidono su livello finanziamento della sanità”
Per la Corte essi, nella forma attuale, servono solo al riparto. Per incidere sul finanziamento dovrebbero essere cambiati i criteri di determinazione dei "pesi". Sottolineato inoltre che è necessario "completare il percorso sul federalismo fiscale avviato nella scorsa legislatura". Per un effettivo risanamento finanziario, è indispensabile "una responsabilizzazione delle gestioni decentrate". LA RELAZIONE

Modalità di applicazione dei costi standard e impatto dei disavanzi sanitari sul prelievo fiscale e sulle prestazioni erogate nelle Regioni. Questi i principali assi tematici, in relazione alla sanità, della relazione presentata dalla Corte dei Conti in occasione dell’audizione presso la Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale.

L’applicazione dei costi standard in sanità è stata improntata su un’impostazione di tipo top-down: il fabbisogno sanitario nazionale standard è definito come quello che consente di garantire l’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni in condizioni di efficienza.

In sostanza per ognuno dei tre macrolivelli (assistenza collettiva in ambiente di vita e lavoro, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera) viene calcolato un costo standard aggregato come media pro capite pesata del costo registrato dalle Regioni benchmark. Questo costo standard viene poi applicato alla popolazione pesata di ogni Regione, ottenendo così il suo fabbisogno standard regionale.

Di conseguenza in sanità il calcolo dei costi standard non incide, quindi, sulla definizione del livello di finanziamento, ma solo sul criterio di riparto. E, nel complesso, l’allocazione delle risorse è destinata “a mutare solo se verrà assunto un diverso metodo di ponderazione rispetto a quello utilizzato nell'anno preso a riferimento. Infatti, eventuali conseguenze redistributive dipenderanno dalla estensione dei pesi per classi di età alle varie categorie di assistenza sanitaria. Oggi solo un terzo del finanziamento è ripartito sulla base della popolazione pesata, la parte restante sulla base della popolazione assoluta". 

Sotto il profilo fiscale, i disavanzi sanitari hanno prodotto l’enorme aumento delle aliquote in numerose regioni. E i conseguenti tagli, in ambito sanitario, hanno generato “in molte Regioni, servizi di assistenza agli anziani o disabili inadeguati agli standard; qualità della offerta ospedaliera insufficiente e alla base di un incremento della mobilità sanitaria. A ciò si aggiunga (sempre per rimanere nell'ambito dei servizi essenziali) una crescente difficoltà di mantenimento dei servizi di trasporto pubblico locale”.
E' soprattutto il Meridione a essere penalizzato da questa dinamica, poiché le varie addizionali "sono mediamente più alte nel Mezzogiorno". E sistematicamente "vengono colpiti i livelli di imponibile più bassi e le Regioni con realtà economiche più povere". Le aree territoriali più indigenti, infatti, "contano su una ridotta capacità fiscale e sono costrette ad aumentare le aliquote per ripianare il deficit della sanità, finendo per deprimere ulteriormente l'economia del territorio e la capacità di generare base imponibile".

Tuttavia l’analisi della Corte dei Conti suggerisce fortemente “il completamento del percorso sul federalismo fiscale avviato nella scorsa legislatura”. La definizione dell’iter è infatti considerata “particolarmente urgente”. Per ottenere un autentico risanamento finanziario complessivo “il consolidamento dei risultati ottenuti nella responsabilizzazione delle gestioni decentrate rappresenta una condizione indispensabile”.
 

06 Marzo 2014

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