Migranti. In Gazzetta Ufficiale le linee guida per tutelare chi ha subito abusi o violenze

Migranti. In Gazzetta Ufficiale le linee guida per tutelare chi ha subito abusi o violenze

Migranti. In Gazzetta Ufficiale le linee guida per tutelare chi ha subito abusi o violenze
E' pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 aprile il decreto del ministero della Salute su "Linee guida per la programmazione degli interventi di assistenza e riabilitazione nonché per il trattamento dei disturbi psichici dei titolari dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale" con i relativi schemi per i vari interventi sanitari da compiere. Fondamentale la formazione degli operatori. IL DECRETO DEL MINISTERO DELLA SALUTE E LE LINEE GUIDA.

I migranti che hanno subito abusi o violenze ora hanno la loro tutela sancta per legge. Anzi, per decreto. È pubblicato infatti sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile il decreto del ministero della Salute “Linee guida per la programmazione degli interventi di assistenza e riabilitazione nonche' per il trattamento dei disturbi psichici dei titolari dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale”, su cui già il 30 marzo si era registrata l’intesa in Stato Regioni.
 
Le linee guida, come descritto al momento dell’intesa, hanno come obiettivo quello di tutelare chi richiede protezione internazionale in condizioni di particolare vulnerabilità in qualunque fase del suo percorso di riconoscimento della protezione e ovunque sia ospitato, creando le condizioni perché le vittime di eventi traumatici possano effettivamente accedere alle procedure previste dalla norma e la loro condizione possa essere adeguatamente tutelata.
 
Il decreto, oltre alle linee guida, contiene anche gli schemi di certitificazione medico-legale, psichiatrica, psicologica e medica in generale.
 
Ora la palla passa alle Regioni che dovranno, con propri  provvedimenti, attuare le linee guida, ferma restando – come dice il decreto – la loro autonomia nell'adottare “le soluzioni organizzative più idonee in relazione alle esigenze  della  propria programmazione, ponendo in atto le dovute  misure  di  valutazione  e monitoraggio della sua implementazione”.
 
Il ministero della Salute chiederà loro annualmente un rapporto  sullo  stato  di  attuazione delle linee  guida e a sua volta ne elaborerà uno a livello nazionale. Le linee guida contengono indicazioni generali valide in ogni contesto e circostanza e forniscono indicazioni sugli interventi specifici da attuare in maniera differenziata nei diversi luoghi e contesti in cui la domanda di protezione viene presentata e qualunque sia la condizione giuridica dello straniero che la presenta (persona appena giunta nel nostro Paese con ingresso regolare o in stato di necessità, persona già soggiornante in Italia, persona già presente ma non regolarmente soggiornante, persona precedentemente espulsa e non trattenuta, persona espulsa e trattenuta per l'esecuzione dell'allontanamento ecc).
 
Le ragioni delle linee guida sono spiegate nella loro premessa e sottolineano che i richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria sono una popolazione a elevato rischio di sviluppare sindromi psicopatologiche a causa della frequente incidenza di esperienze stressanti o propriamente traumatiche. Sono persone costrette ad abbandonare il proprio paese generalmente per sottrarsi a persecuzioni o al rischio concreto di subirne.
 
Possono anche fuggire da contesti di violenza generalizzata determinati da guerre o conflitti civili nel proprio Paese di origine. Inoltre, durante il percorso migratorio, sono sovente esposti a pericoli e traumi aggiuntivi determinati dalla pericolosità di questi viaggi che si possono concretizzare in situazioni di sfruttamento, violenze e aggressioni di varia natura compresa quella sessuale, la malnutrizione, l’impossibilità di essere curati, l’umiliazione psicofisica, la detenzione e i respingimenti.
Gli eventi traumatici che li colpiscono determinano gravi conseguenze sulla loro salute fisica e psichica con ripercussioni sul benessere individuale e sociale dei familiari e della collettività.
 
Secondo le linee guida, per fornire una risposta adeguata è pertanto urgente riorientare il sistema sanitario italiano verso l’attenzione ai bisogni emergenti, la prossimità ai gruppi a rischio di marginalità, l’equità dell’offerta per assicurare un’assistenza sanitaria in linea con le loro necessità e nel rispetto dei principi  costituzionali.
E’ necessario, quindi, avviare la programmazione di strumenti operativi adeguati ad assistere questa nuova e numerosa utenza multiculturale, eterogenea, segnata in modo consistente dai traumi subiti. Certamente un’accoglienza adeguata alla complessità dei bisogni e alla tutela dei diritti di cui questi soggetti sono portatori richiede una riorganizzazione dei servizi sanitari, con definizione di procedure, di competenze e attività formativa del personale, resa difficile anche dal pesante ostacolo rappresentato dalle limitate risorse disponibili.
 
E un tassello importante di tutto questo saranno I programmi di formazione e aggiornamento specifici rivolti al personale sanitario.
Secondo le line gudia i materiali prodotti e i programmi di formazione promossi dale organizzazioni che si occupano di questo settore costituiscono utili risorse di cui tener conto.
 
La formazione deve rispondere ad una “strategia multi-livello” coerente ed integrata ai contesti ed ai percorsi di tutela dei richiedenti e titolari di protezione internazionale.
È possibile distinguere tre livelli, che riconoscono target, tempistiche e obiettivi specifici:
– primo livello, di “sensibilizzazione” rivolto a tutti gli operatori, al fine di renderli consapevoli del profilo di vulnerabilità delle persone assistite e dei loro diritti, con la finalità di promuovere la capacità di rilevare precocemente possibili situazioni di violenza grave;
– secondo livello, di “facilitazione e supporto” destinato agli operatori coinvolti nel percorso mutidisciplinare, operanti nei diversi contesti di trattamento dei rifugiati, per fornire elementi operativi ed organizzativi coerenti con il contesto di intervento assistenziale in una logica di presa in carico globale;
– terzo livello, di “formazione specifica”, rivolto a determinate figure professionali e gruppi multi professionali, volto a conseguire competenze assistenziali specifiche.

La  formazione deve avere quali principali caratteristiche:
1. essere concepita secondo finalità collegate agli specifici contesti che caratterizzano il percorso, dall’arrivo fino ai luoghi di permanenza più stabili: sbarco, prima accoglienza, SPRAR, territorio;
2. essere strutturata per obiettivi costruiti su bisogni formativi precedentemente evidenziati;
3. essere sufficientemente flessibile da poter essere praticabile in scenari diversi, secondo le caratteristiche, le esigenze e i vincoli propri di quello scenario;
4. essere affidata ad attori competenti e responsabili secondo modalità che ne consentano un’efficiente implementazione sul territorio.

25 Aprile 2017

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