Pnrr. Upb lancia l’allarme sulla Missione 6 Salute: gravi criticità. Senza personale e chiusura cantieri il rilancio del Ssn è a rischio

Pnrr. Upb lancia l’allarme sulla Missione 6 Salute: gravi criticità. Senza personale e chiusura cantieri il rilancio del Ssn è a rischio

Pnrr. Upb lancia l’allarme sulla Missione 6 Salute: gravi criticità. Senza personale e chiusura cantieri il rilancio del Ssn è a rischio
L’Ufficio parlamentare di bilancio analizza lo stato di attuazione della Missione 6 del Pnrr. Sebbene le milestone europee siano state formalmente rispettate, persistono gravi criticità: ritardi nei cantieri, in particolare nel Mezzogiorno, carenza cronica di personale, disomogeneità nell’attivazione dei servizi e rischio concreto di un riequilibrio territoriale incompiuto. Le risorse per l’assistenza territoriale ci sono, ma è urgente verificarne l’utilizzo e rafforzare il reclutamento. IL FOCUS

A quattro anni dalla presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), e a poco più di un anno dalla sua conclusione, il recente Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) offre un’analisi accurata dello stato di avanzamento della Missione 6 “Salute”, cuore delle strategie di rilancio del Servizio sanitario nazionale. Un bilancio che, pur riconoscendo i progressi formali e l’attuazione delle riforme, segnala con chiarezza le numerose difficoltà strutturali e gestionali che ne minacciano il pieno successo.

Il Focus dell’Upb suona come un campanello d’allarme: non basta fare i bandi, avviare i cantieri e firmare riforme. Serve una visione sistemica, un investimento stabile sulle risorse umane e una governance condivisa tra Stato e Regioni, capace di superare gli squilibri territoriali. Il Pnrr Salute può ancora trasformare il Ssn, ma solo se sarà pienamente messo in funzione. Altrimenti, resterà l’ennesima occasione mancata.

Missione 6: investimenti e riforme per un SSN moderno e territoriale
La Missione 6, con un finanziamento di 15,63 miliardi di euro (più 2,89 miliardi inizialmente previsti dal Piano complementare PNC, poi ridimensionati), mira a:
– rafforzare l’assistenza territoriale con Case e Ospedali di comunità (CdC e OdC), assistenza domiciliare (ADI) e Centrali operative territoriali (COT);
– digitalizzare i Dipartimenti di emergenza-urgenza (DEA) e il Fascicolo sanitario elettronico (FSE);
– potenziare le terapie intensive, ammodernare le grandi apparecchiature sanitarie;
– promuovere formazione, ricerca biomedica e il riordino degli IRCCS.

Le due riforme chiave – il DM 77/2022 sui modelli dell’assistenza territoriale e il riordino degli IRCCS (D.Lgs. 200/2022) – sono state adottate. Tuttavia, come rileva l’UPB, “la realizzazione delle strutture non garantisce la loro entrata in funzione a pieno regime”.

Case della comunità e Ospedali di comunità: cantieri avviati ma pochi servizi attivi
Dei 1.038 CdC previsti (target ridotto da 1.350), 943 cantieri risultano attivati o conclusi, ma solo 38 collaudati. Anche tra gli OdC (target rivisto a 307), la situazione è simile: 310 cantieri avviati, ma solo 14 collaudati.

Gravi i ritardi nel Mezzogiorno: in Molise non risulta attivo alcun cantiere per le CdC; in Sardegna e Calabria i cantieri sono solo una frazione del previsto. Anche la spesa lo conferma: il Sud ha utilizzato solo il 18,5% delle risorse CdC e il 19,1% per gli OdC, contro valori molto più alti nel Centro-Nord.

Ancora più preoccupante il quadro dei servizi: solo il 3% delle CdC offre oggi i servizi obbligatori previsti dal DM 77, con gravi carenze di personale medico e infermieristico.

ADI e telemedicina: potenziale alto, risultati disomogenei
Nonostante i 2,97 miliardi stanziati per l’ADI, l’incremento di assistiti nel 2023 ha superato l’obiettivo nazionale, ma con forti disparità: la Sicilia ha raggiunto solo l’1% del target, mentre Trento e Umbria l’hanno più che raddoppiato. L’intensità delle cure rimane bassa: si prevede solo un accesso mensile per il 60% degli assistiti, con scarsa integrazione sociosanitaria.

Per la telemedicina, i progetti regionali sono stati approvati e la piattaforma nazionale è attiva, ma l’obiettivo di 300.000 pazienti assistiti entro il 2025 è stato rimodulato a causa dei ritardi. Solo 50.699 pazienti sono previsti per il 2024.

Digitalizzazione ospedaliera e FSE: i target restano lontani
La digitalizzazione dei DEA mostra segnali d’allarme: solo il 21% delle risorse è stato fatturato (SAL), con forti ritardi in Abruzzo, Umbria e Marche. Anche il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) soffre di limiti strutturali, nonostante le norme sul FSE 2.0: problemi di interoperabilità, frammentazione regionale e ritardi nei caricamenti dei documenti.

Carenza di personale e incognite sulla sostenibilità
Il nodo cruciale resta quello del personale sanitario. I fondi del Pnrr coprono in gran parte investimenti in conto capitale, lasciando aperto il problema della sostenibilità operativa delle nuove strutture. Anche se le leggi di bilancio per il 2022 e 2024 hanno aggiunto oltre 1,2 miliardi annui per CdC e OdC, resta difficile reperire infermieri, medici di medicina generale e specialisti.

Le nuove regole (DL 19/2024) hanno aumentato la flessibilità nei reclutamenti, ma la scarsa attrattività del SSN mina il successo delle assunzioni. L’Accordo collettivo nazionale per i MMG 2019-2021 ha previsto un maggiore impegno orario, ma il passaggio al rapporto di dipendenza resta in discussione.

Prospettive e rischi: il tempo stringe
La spesa Pnrr effettivamente sostenuta al 2024 è pari a 2,8 miliardi su 15,6 previsti, ma i restanti 12,5 miliardi dovranno essere spesi tra il 2025 e la metà del 2026. Un’accelerazione difficile, considerando i tempi medi delle opere pubbliche in Italia (5-7 anni).

Se gli obiettivi formali sembrano raggiungibili, lo è molto meno il vero obiettivo del PNRR: una sanità più vicina ai cittadini, equa, digitale e integrata. La sfida è ora popolare di professionisti, servizi e strumenti reali le nuove strutture, rendendole pienamente operative. Altrimenti, il rischio è di avere una rete nuova solo sulla carta.

23 Maggio 2025

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