Primarie PD. La sfida di Orlando sulla sanità: “Evitiamo gli errori di Renzi sulla Buona Scuola. Le riforme si fanno con gli attori del sistema”

Primarie PD. La sfida di Orlando sulla sanità: “Evitiamo gli errori di Renzi sulla Buona Scuola. Le riforme si fanno con gli attori del sistema”

Primarie PD. La sfida di Orlando sulla sanità: “Evitiamo gli errori di Renzi sulla Buona Scuola. Le riforme si fanno con gli attori del sistema”
A quarantotto ore dalla sfida per la segretaria dei Dem, Andrea Orlando sceglie la sanità come terreno di confronto con gli altri candidati. Con lui alcuni big della sanità del PD: Amedeo Bianco, Annalisa Silvestro, Margherita Miotto e Donella Mattesini. La ricetta di Orlando è una: tornare a investire in sanità, "perché si può e si deve". Evidenziati i punti critici del sistema: razionamento delle prestazioni, deprofessionalizzazione e decapitalizzazione del lavoro, abuso di contratti atipici e blocco del turn over. LA MOZIONE.

Razionamento implicito delle prestazioni sanitario,deprofessionalizzazione del capitale umano del SSN, decapitalizzazione del lavoro professionale, abuso di contratti atipici e blocco del turn over: sono queste le eredità scomode di anni di manovre di contenimento della spesa sanitaria che, se non hanno ancora demolito il Ssn, rischiano però di metterlo seriamente in crisi.
 
L’analisi la fa Andrea Orlando, attuale ministro della Giustizia e candidato alle primarie per la segreteria del Pd contro Renzi ed Emiliano.
 
Un’analisi schietta e senza fronzoli che Orlando ha presentato ieri al Senato affiancato da alcuni big della sanità PD impegnati tutti nelle due Commissioni sanità: i senatori Amedeo Bianco e Annalisa Silvestro e i deputati Margherita Miotto e Donella Mattesini.
 
Nell’analisi dei problemi della sanità non poteva mancare il Mezzogiorno citato per i livelli di efficienza ed efficacia delle prestazioni (non) rese.
 
Per Orlando (vedi altro articolo sul dibattito durante la presentazione delle proposte) è comunque fondamentale una cosa: "Non dobbiamo fare come con la Buona Scuola, i problemi della sanità vanno affrontati e risolti nel confronto con gli attori del sistema, è con loro che vanno trovate e attuate le riforme necessarie".
 

 
E la chiave della proposta Orlando per la sanità è una: tornare a investire nella sanità pubblica.
 
Perché, scrive Orlando nel suo documento tutto dedicato alla sanità e che entra a pieno titolo nella sua mozione per il congresso PD:  “Investire si può” per l’elevata resilienza e la migliorata capacità di spesa efficace, efficiente e trasparente del nostro SSN.
 
“Investire si deve” per corrispondere al meglio ai nuovi bisogni di salute e di inclusione, di cura ed assistenza.
 
Investire si può e si deve, prima di tutto per:
– garantire la piena esigibilità dei vecchi e nuovi LEA in tutte le regioni e in tutti i territori delle regioni. Va quindi superata al più presto la vigente “Griglia LEA” che appare poco sensibile a rilevarne l’effettiva erogazione;
 
allineare, in un quadro programmatorio, gli standard quali/quantitativi di prestazioni sanitarie e sociosanitarie del Mezzogiorno a quelli delle regioni più avanzate affiancando ai finanziamenti dei fabbisogni sanitari standard, una quota di perequazione per le regioni del Mezzogiorno misurata da altri indicatori di fabbisogni (es. indici di deprivazione sociale, epidemiologia, deficit di strutture e tecnologie);
 
– diffondere modelli di cura e assistenza multidisciplinari e multiprofessionali, ospedalieri e territoriali, che mettano al centro i bisogni della persona, per la prevenzione; per un impegno diffuso e omogeneo sulle cronicità e le fragilità; per la continuità delle cure e dell’assistenza; per una efficace integrazione tra cure specialistiche ospedaliere e cure primarie territoriali e servizi socio assistenziali del territorio; per campagne di educazione e di informazione sui corretti stili di vita, sulle vaccinazioni, sugli screening oncologici e prenatali, sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro;
 
prendersi cura del capitale umano, della sua formazione di base e specialistica (revisione dei modelli formativi), del suo aggiornamento, del suo lavoro (sblocco del turn over, superamento del precariato), della sua remunerazione (aprire e finanziare contratti e convenzioni), dei ruoli nelle organizzazioni votate ad assistere e curare;
 
– incentivare la ricerca sanitaria pura e applicata, in progettazione e produzione di tecnologie avanzate, di organizzazioni sicure ed efficaci, in luoghi di cura sicuri che promuovano l’umanizzazione e personalizzazione delle cure;
 
– sostenere una nuova governance del farmaco e delle nuove tecnologie sanitarie fondata sull’appropriatezza delle indicazioni, sull’accessibilità, sulla sicurezza, sulla trasparenza ed autorevolezza delle fonti scientifiche, sulla sostenibilità dei costi per evitare cadute dell’equità.
 
 

28 Aprile 2017

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