Vaccini e Mef: le due battaglie della neo ministra Grillo

Vaccini e Mef: le due battaglie della neo ministra Grillo

Vaccini e Mef: le due battaglie della neo ministra Grillo
Cosa farà la ministra della Salute sulla questione vaccini sulla quale il M5S ha avuto finora una posizione onestamente “incerta” e come manterrà la promessa di “non farsi commissariare” dal Mef alla cui guida è arrivato un professore di economia che finora parla in continuità con le politiche di attenzione ai conti pubblici di chi lo ha preceduto?

Nel riquadro 67 del Cimitero Monumentale  di Roma “Verano” quello a sinistra del “crocione” riposano in pace  i morti della fine degli anni ’50.
 
Non ho mai smesso di frequentare quel luogo che conobbi nella mia prima infanzia perché accompagnavo spesso mia madre, che lì si recava ogni settimana. L’accumunava alle altre mamme che  incontrava la perdita in tenera età di una figlia prediletta.
 
Accanto a mia sorella riposava Marisa,  stroncata da un malattia che non riuscivo a pronunciare: la difterite. Nella cappella accanto sopra la tomba delle due sorelline, morte in un incidente d’auto, c’era Duccio e appena più in là Giovannino. Anche loro erano stati portati via in pochi giorni da quella malattia che ad altri aveva lasciato come fardello l’impossibilità di correre e di camminare senza l’appoggio di un bastone: la polio.
 
Mia madre mi rassicurava e mi diceva che contro quella malattia ero stato vaccinato e che non mi sarei mai ammalato.
Insieme ad altri centinaia di ragazzini avevo assunto a metà degli anni ’60 il vaccino orale con virus attenuati Sabin. Per non ammalare erano sufficienti poche gocce di un vaccino “miracoloso” sciolte in uno zuccherino,  che io avevo assunto insieme agli altri bambini, tutti in fila, presso l’Ufficio d’Igiene di  Roma, in via Merulana a cento metri da dove era stato ambientato il famoso “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” di Emilio Carlo Gadda.
 
Anche Duccio e Giovannino, presumo erano stati vaccinati ma con un altro vaccino, il Salk, fatto di virus inattivati che dava una protezione incompleta.
 
Questi i numeri della differenza tra i due trattamenti:
– Nel 1958 i casi di poliomielite registrati furono 8.377,  nel 1968 ( con Sabin obbligatorio )  scesero a 90 e nel 1975 furono solo 3
 
– Nel 1959 dei 4.110 casi registrati 3468 avvennero in soggetti non vaccinati e 642 sui vaccinati Salk; tra questi ultimi l’incidenza era pari a zero nei vaccinati con più di 4 iniezioni.
 
Anche allora l’Italia  si distinse per la furbata della dichiarazione  che esonerava i genitori dalla presentazione dell’avvenuta vaccinazione per l’ammissione alla prima elementare. Era sufficiente una dichiarazione privata per sollevare pilatescamente lo Stato da ogni responsabilità nel caso in cui la malattia fosse contratta nelle aule scolastiche.
 
Questo mezzuccio vide poi la fine nel 1963 quando si impose l’obbligo della vaccinazione senza eccezione alcuna.
 
Giulio Maccacaro poi ci racconta ancora un’altra storia. Il vaccino Sabin fu reso obbligatorio solo dopo che furono esaurite le scorte del Salk e questo nonostante si sapesse perfettamente della assoluta superiorità del Sabin sul secondo.
 
In quei tempi il vaccino Salk era prodotto dall’Istituto Sieroterapico di Milanese ISM e sieroterapico italiano di Napoli. Il vaccino Sabin era prodotto invece dalla Sclavo,  ma la sua distribuzione fu impedita, pare dal Ministero della Sanità che obbligò il medico provinciale a sigillare i flaconi con il vaccino Sabin, rendendolo utilizzabile solo dopo che i lotti del Salk furono esauriti.
 
Chi non conosce questa storia non è degno di parlare di vaccini e chi si rifiuta di vaccinare i propri figli (in mancanza delle specifiche e rarissime controindicazioni) ha un  comportamento simile a quello dell’automobilista che furbescamente  si mette nella scia dell’autoambulanza per bucare il semaforo rosso o evitare la fila.
 
Ci si approfitta dell’immunità di popolazione per evadere l’obbligo vaccinale ben sapendo di essere protetti da coloro che invece il vaccino hanno assunto.
 
Non ho ancora capito bene quale sarà la posizione definitiva  del Ministro Grillo, anche se le sue ultime dichiarazioni vanno verso il mantenimento dell’obbligo. Le sue posizioni, come quelle del movimento di cui è espressione,  sono state incerte e a questo punto quello che conteranno saranno solo e soltanto gli atti che il suo  dicastero assumerà in materia.
 
La ministra Grillo ha anche tenuto a precisare (e questo le fa onore)  che non si farà commissariare dal Ministro Tria, stimato e autorevole professore di economia.
 
La battaglia è dunque  duplice se il ministero della Salute vuole uscire dalla sua condizione di Ministero senza portafoglio “di fatto”.
 
In primis il Ministero dovrà assumere  una posizione chiara sulla medicina pubblica di popolazione (vaccini, medicina di iniziativa, etc.) ivi compresa quella sull’igiene e sicurezza del lavoro che i governi successivi a quello in cui fu Ministra la Turco hanno ridotto a un insieme di norme inutili, inefficaci e regressive.
 
Subito dopo, o meglio insieme,  aprire una vertenza con il MEF per riportare il finanziamento del SSN a un livello accettabile
 
Due battaglie  non semplici. La prima deve vincere  le posizioni oscurantiste di molti esponenti del governo giallo-verde. La seconda, le posizioni già espresse dal Ministro del’Economia che ha di fatto annunciato, in tema di finanza pubblica, una continuità con i tanto deprecati governi precedenti, ivi compreso quello di Mario Monti.
 
Vedremo dunque cosa riuscirà a fare il neo Ministro Grillo e se sotto il suo dicastero ci sarà una inversione di tendenza da tutti ritenuta, almeno a parole,  indispensabile e improcrastinabile.
 
Roberto Polillo
 

Roberto Polillo

21 Giugno 2018

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