Vaccini. Zaia: “Ricorreremo contro Dl Lorenzin anche se convertito in legge. In Veneto soglie superiori a quelle indicate dall’Oms”

Vaccini. Zaia: “Ricorreremo contro Dl Lorenzin anche se convertito in legge. In Veneto soglie superiori a quelle indicate dall’Oms”

Vaccini. Zaia: “Ricorreremo contro Dl Lorenzin anche se convertito in legge. In Veneto soglie superiori a quelle indicate dall’Oms”
Il Governatore ribadisce la sua posizione favorevole verso i vaccini che non possono però essere diffusi per via coercitiva: “Con l’obbligo si rischia la fuga dei genitori”. Nella regione le soglie sono superiori a quelle nazionali al 90% e regionali all’80% dell’Oms: vanno dall’89,2% per rosolia, parotite e morbillo, a oltre il 90%, come per tetano, difterite, polio, epatite B, pertosse, hib emofilo, morbillo e meningococco C

“Il Veneto è favorevole ai vaccini, che però vanno diffusi con la corretta e capillare informazione e non con coercizioni che, in quanto tali, potrebbero avere addirittura l’effetto contrario a quello desiderato. Non siamo irresponsabili, come ci si vuole dipingere, siamo supportati dai dati della nostra anagrafe vaccinale informatizzata (l’unica in Italia), dalle soglie regionali indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’aumento delle adesioni da parte delle giovani coppie, che in Veneto apprezzano di essere informate e di trovare risposte scientifiche ai loro comprensibili dubbi. Così facendo abbiamo tutte le soglie superiori a quelle indicate dall’Oms”.
 
Con queste parole, il Presidente del Veneto Luca Zaia ha confermato il ricorso contro il Dl Lorenzin che introduce l’obbligatorietà per un ampio numero di vaccinazioni, già presentato, annunciando che “ricorreremo anche contro la legge di conversione qualora venisse approvata”.
 
“Con la nostra legge regionale del 2007, definita e approvata con il pieno consenso del Governo di allora – ha detto il Governatore – abbiamo rivoluzionato l’approccio alla diffusione della cultura della vaccinazione e abbiamo ottenuto risultati lusinghieri, che oggi indicano una copertura complessiva in Veneto del 92,6% per il morbillo e del 94,5% per la polio nelle persone tra due e diciotto anni. È anche per difendere la bontà della nostra legge che ricorriamo contro un provvedimento che rischia di essere considerato odioso dalle coppie che chiedono e cercano informazione per decidere. Noi la diamo, sia a livello ospedaliero che territoriale. Puntiamo sul dialogo, arrivando a concordare con i genitori percorsi vaccinali personalizzati, e stiamo avendo ragione, tanto che tutte le nostre coperture sono superiori a quelle indicate dall’Oms, che suddivide gli obiettivi a livello nazionale e regionale, da raggiungere entro il 2020”.
 
Per tutti i vaccini considerati, l’Oms prevede, per il 2020, soglie nazionali al 90% e soglie regionali all’80%.
 
I dati del Veneto. La legge veneta del 2007, indica come soglia minima per garantire la sicurezza di coorte l’85% della copertura (soglia di allarme), 5 punti più dell’Oms, e tutte le diverse vaccinazioni, rispetto ai nati nel 2014,  risultano ben superiori sia alla soglia regionale che a quella internazionale, andando da un minimo dell’89,2% per rosolia, parotite e morbillo, a oltre il 90%, come per tetano (92%), difterite (92%), polio (92%), epatite B (91,4%), pertosse 92%, hib emofilo (91,2%), morbillo (89,2%), varicella (86,8%), Meningococco C (91,7%). Non sono ancora disponibili rilevamenti sul meningococco B perché di nuova attivazione.
 
“Tutti dati – ha tenuto a evidenziare il Presidente – certificati e informatizzati, cosa che nessun’altra Regione in Italia può vantare. Come minimo, prima di introdurre un obbligo, sarebbe necessario che tutti in Italia avessero un sistema di rilevazione come questo. L’avevamo chiesto, ma ci è stato risposto che non era necessario. Ora mi chiedo: viste le alte percentuali esibite dal veneto, accertate in via informatica e quindi sicure, come sono state accertate alcune percentuali vantate da altri territori? Forsa sulla fiducia?”.
 
A supporto della tesi del Veneto, il Governatore ha anche ricordato che “con una recente delibera di organizzazione delle attività vaccinali abbiamo previsto l’esclusione di un bimbo non vaccinato in quelle strutture nelle quali la copertura minima di sicurezza non sia raggiunta (la cosiddetta “copertura di gregge”), tutelando così come e meglio dell’obbligo gli interessi di salute della collettività”.

19 Luglio 2017

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