Aiom: “Survey fotografa un problema reale”
“La survey di Quotidiano Sanità fotografa un problema reale e ormai strutturale del Servizio sanitario nazionale. Il dato sulle liste d’attesa va letto con attenzione, perché non riguarda soltanto il tempo necessario per ottenere una prestazione, ma la capacità complessiva del sistema di trasformare un bisogno clinico in una gestione efficace e tempestiva”, commenta il presidente di Aiom, Massimo Di Maio.
“In oncologia – evidenzia -, storicamente, il tema delle liste d’attesa è stato percepito in modo meno drammatico rispetto ad altre aree, perché il sospetto o la diagnosi di tumore attivano spesso percorsi prioritari, codici di urgenza, PDTA, gruppi multidisciplinari e canali dedicati all’interno delle reti oncologiche. Questo ha consentito, in molte realtà, di garantire tempi mediamente più rapidi per la presa in carico del paziente oncologico rispetto ad altri ambiti assistenziali”.
“Negli ultimi anni – rimarca – , tuttavia, anche in oncologia stiamo osservando segnali di crescente criticità. Per quanto riguarda la presa in carico e l’accesso alla terapia oncologica in senso stretto, nella maggior parte dei casi questo viene garantito in tempi nell’ordine dei giorni o delle settimane (sulla base dell’affollamento delle agende dei singoli centri). La necessità di garantire tempi rapidi di presa in carico e inizio delle terapie a volte determina un aumento notevole del carico di lavoro per gli operatori. Peraltro, la criticità è crescente nelle fasi che precedono, accompagnano o seguono il trattamento: le consulenze di altri specialisti spesso necessarie per l’inquadramento ottimale del paziente, gli esami diagnostici e di stadiazione, gli esami necessari per la caratterizzazione molecolare, il raccordo tra ospedale e territorio, il follow-up”.
“È proprio in questi passaggi – continua – che il ritardo può diventare clinicamente rilevante. In oncologia il tempo non è una variabile neutra: una diagnosi tardiva, un completamento diagnostico non tempestivo o un accesso disomogeneo alla valutazione multidisciplinare possono incidere sulla possibilità di proporre al paziente il trattamento più appropriato nel momento giusto”.
“Il dato – evidenzia – sul crescente ricorso al privato è particolarmente delicato. Anche in un sistema universalistico come il nostro, quando il cittadino è costretto a pagare per abbreviare i tempi di una visita o di un esame, si crea una frattura di equità. Chi dispone di risorse economiche accelera il percorso; chi non le ha rischia di attendere. In oncologia questa dinamica è ancora più preoccupante, perché può sommarsi alla tossicità finanziaria della malattia, cioè al peso economico che il tumore già determina su pazienti e famiglie”.
“La risposta – evidenzia -, però, non può essere soltanto amministrativa. Non basta ridurre formalmente una lista d’attesa se poi il paziente resta senza orientamento tra prescrizione, prenotazione, diagnostica, valutazione specialistica e presa in carico. Serve rafforzare le reti oncologiche regionali, garantire percorsi omogenei su tutto il territorio nazionale, potenziare il personale, migliorare il collegamento tra medicina generale, specialisti, centri oncologici e servizi territoriali”.
“Come AIOM – sottolinea – riteniamo che appropriatezza e tempestività debbano procedere insieme. L’appropriatezza consente di usare meglio le risorse e di evitare prestazioni non necessarie; la tempestività garantisce che i pazienti che ne hanno bisogno arrivino rapidamente alla diagnosi, alla discussione multidisciplinare e alla terapia. Le due dimensioni non sono alternative: sono entrambe indispensabili per la qualità dell’assistenza. Da una parte AIOM conferma il proprio impegno, con la produzione di linee guida e raccomandazioni, a migliorare l’uniformità delle scelte diagnostiche e terapeutiche e a ottimizzare l’appropriatezza, ma al tempo stesso chiede con forza un aumento delle risorse, necessario per curare al meglio i pazienti e mettere gli operatori in condizione di lavorare al meglio”.
“La survey di Quotidiano Sanità – conclude – ha quindi il merito di riportare l’attenzione su un punto essenziale: l’accesso alle cure non coincide con l’esistenza teorica di una prestazione, ma con la possibilità concreta per il paziente di riceverla nei tempi giusti, nel luogo giusto e dentro un percorso realmente organizzato. In oncologia questo principio è ancora più importante, perché la presa in carico tempestiva non è solo una questione di efficienza del sistema, ma una componente della qualità della cura”.
21 Maggio 2026
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