Alcol. OPGA: “In Italia una consolidata riduzione dei consumi. Insistere sulla prevenzione, no agli allarmismi”
“L’Italia ha perciò disceso a ritmo vertiginoso la scala del consumo totale, posizionandosi stabilmente nella fascia dei Paesi a minor consumo nella famiglia dei Paesi OMS. Per quanto riguarda la percentuale di consumatori quotidiani di bevande alcoliche, rilevate oggi dall’ISTAT, tra il 2003 e il 2013 si registra un calo dal 31% al 22,7% (-9,3%). Sia per gli uomini che per le donne il vino resta la bevanda alcolica più consumata (51,6%), seguita dalla birra (45,3%). Gli aperitivi e i superalcolici ammontano al 39,9%. In materia di fasce di rischio (consumo giornaliero non moderato + binge drinking + anche una sola bevanda fra gli 11 e i 15 anni), nel 2013 gli individui con almeno un comportamento di questo tipo sono diminuiti rispetto al 2012 e la diminuzione è ancora più marcata rispetto al 2010”.
Questa tendenza alla diminuzione “evidenzia l’efficacia delle politiche ‘alcologiche’ esistenti e l’attenzione crescente, da parte dei servizi sanitari e degli operatori, verso le popolazioni a rischio”, ha sottolineato Enrico Tempesta, Presidente del Laboratorio Scientifico dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool. “Con riferimento ai giovani ed ai giovanissimi è necessario insistere su politiche di prevenzione individualizzate su quelle classi di età più basse che sono poi quelle meno sensibili al riconoscimento dei rischi di abuso, anche se i giovani italiani hanno una consapevolezza maggiore dei coetanei europei sui rischi derivanti da un alto consumo”.
Altro punto affrontato riguarda gli allarmismi: “l’insistenza, soprattutto mediatica, su una comunicazione allarmistica rischia di compromettere la credibilità della comunicazione dei comportamenti preventivi ai giovani: solo loro stessi i primi a non credere a messaggi troppo allarmistici e a prendere le distanze da raccomandazioni troppo rigide. Osservazioni analoghe”, prosegue Tempesta, “si possono effettuare in relazione alle recenti proposte avanzate alcune amministrazioni locali di divieto della vendita degli alcolici nei luoghi della movida: in questo modo si incentivano le migrazioni di gruppi di giovani già sotto l’effetto di sostanze con evidenti aumenti dei rischi. Alternativamente sarebbe utile attivare una rete di operatori di strada che nelle aree di ‘movida’ aiutino i giovani a contenersi e a fronteggiare le conseguenze di certi eccessi. La politica di riduzione del danno passa attraverso un’intelligente gestione della realtà”.
09 Aprile 2014
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