Anaao: “L’aumento del Fsn fermi la desertificazione degli ospedali”
Gli ospedali e i servizi territoriali del Ssn necessitano di buona occupazione, vale a dire di personale a tempo indeterminato, per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Eppure, da troppo tempo osserviamo medici e professionisti assunti con contratti precari, pensionati richiamati come “riservisti”, altri presi in affitto come un bilocale da nuove cooperative, neo-laureati proiettati in prima linea con palesi violazioni normative. Mentre continua la fuga dai pronto soccorso, dai concorsi banditi e dai contratti di formazione specialistica dedicati.
Un caos – denuncia l’Anaao Assomed – frutto dell’organizzazione creativa delle Regioni nel tentativo affannoso di nascondere il fallimento politico, condiviso con i passati Governi, nella programmazione del fabbisogno di specialisti, che ora si proietta sulla tutela della salute dei loro cittadini con il rischio di dovere esporre sulla porta degli ospedali il cartello “chiuso per mancanza di personale”.
Siamo nella parte alta della curva “pensionistica” dei medici e dirigenti sanitari del Ssn e, verosimilmente, neanche la stabilizzazione di tutto il personale assunto durante l’emergenza epidemica basterà a sanare le carenze, tanto più che si tratta di lavoro non aggiuntivo.
L’aumento del numero dei contratti di formazione specialistica, circa 30.000 negli ultimi due anni, ulteriore importante obiettivo raggiunto dal Ministro Speranza, produrrà risultati solo nel 2025 -2026, per cui – propone l’Anaao – la via di uscita dallo stallo è una sola: assumere i medici specializzandi, nel tratto finale del loro percorso specialistico, anticipando la loro età di ingresso nel mondo del lavoro con benefici economici, previdenziali e di tutele contrattuali attraverso uno specifico contratto, prima a tempo determinato e poi indeterminato. Si tratta di andare a un accordo, se non a uno scontro, con l’Università, che non può continuare a sentirsi altro rispetto all’interesse nazionale, per un patto, anche transitorio, che salvi dal precipizio la più grande infrastruttura del Paese, cui la Costituzione affida la tutela di un diritto fondamentale.
Al Ccnl, poi, tocca migliorare livelli retributivi ormai incompatibili con le condizioni di un lavoro oltremodo gravoso e rischioso, rendendolo di nuovo appetibile e dimostrando che soffrire sul lavoro non è un destino e che è possibile, soprattutto per le donne, ormai maggioranza, recuperare tempo per la vita. Aprire subito il Ccnl 2019-2021, superando le pastoie del comma 687 della Legge di Bilancio 2019, e chiuderlo rapidamente, significa rinunciare alle tattiche dilatorie, agli incontri con il contagocce, alla avarizia delle risorse.
La crisi della sanità pubblica è strutturale. A dispetto delle risorse economiche disponibili. Occorre urgentemente trovare soluzione alla criticità maggiore, rappresentata dalla carenza del capitale umano, certo non meno importante di quello economico. A partire dalla Legge di Bilancio in preparazione, il ricordo degli angeli e degli eroi, e di quel Ssn diventato, nella pandemia, il bene pubblico più prezioso, deve essere la stella polare.
20 Ottobre 2021
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