Apmarr: “Sì all’utilizzo della cannabis terapeutica ma solo per alleviare il dolore dell’artrite reumatoide e non per le cure”
“Riteniamo giusto – spiega Antonella Celano, presidente di Apmarr – sostenere il sit-in organizzato oggi a Roma davanti alla Camera dei Deputati dall’associazione Luca Coscioni e dai Radicali Italiani per chiedere ai parlamentari italiani di riprendere l’iter, interrotto nella scorsa legislatura, per la legalizzazione della cannabis. È inaccettabile che una persona affetta da una grave forma di artrite reumatoide, costretta per alleviare il proprio dolore a consumare quotidianamente cannabis, rischi il carcere. Ciò vale non solo per le persone affette da malattie reumatiche ma per tutti i pazienti che, per scopi terapeutici, debbono fare uso della cannabis".
“Apmarr – prosegue Celano – è favorevole all’uso della cannabis terapeutica ma vogliamo chiarire che essa non cura in alcun modo l’artrite reumatoide. Il suo consumo terapeutico è utile solo per alleviare il dolore provocato dalla patologia e i suoi sintomi. Come specificato dall’Arthritis Foundation alcuni studi sugli animali hanno suggerito che il CBD (composto attivo presente nella pianta di cannabis) ha proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie, ma questi effetti non sono stati validati in nessuno studio di qualità svolto su persone con artrite reumatoide. Non esistono neanche delle linee guida cliniche circa il suo utilizzo”.
Resta in ogni caso centrale la libertà terapeutica: “La cannabis non dovrebbe mai essere utilizzata in sostituzione dei farmaci modificanti la malattia – chiarisce Celano – che aiutano a prevenire danni articolari permanenti nelle tipologie infiammatorie di artrite. L'uso della cannabis a scopi terapeutici deve sempre essere discusso in anticipo con il proprio medico, con valutazioni di follow-up ogni tre mesi circa, come si farebbe per qualsiasi nuovo trattamento”.
23 Ottobre 2019
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