Cimo-Fesmed: “Con la dipendenza si crea un pericoloso conflitto tra medici”
La Federazione CIMO-FESMED esprime forte contrarietà alla bozza di decreto-legge, presentata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni, che punta a riordinare l’assistenza territoriale: secondo il sindacato dei medici ospedalieri, introdurre l’opzione della dipendenza per i medici di medicina generale non è una riforma, ma un errore che rischia di destabilizzare l’intero Servizio sanitario.
“Dal nostro punto di vista, l’aspetto più grave è uno – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -: i medici di medicina generale, diventando dipendenti seppur gradualmente e su base volontaria, entrerebbero a pieno titolo negli stessi meccanismi contrattuali dei medici ospedalieri, diventandone di fatto competitor. Parliamo della gestione dei fondi contrattuali e dei percorsi di carriera: risorse già oggi insufficienti verrebbero ulteriormente frammentate, innescando una competizione diretta tra professionisti che svolgono funzioni profondamente diverse. È una scelta miope, che rischia di penalizzare ulteriormente i medici ospedalieri, già alle prese con carichi di lavoro insostenibili, blocchi di carriera e una cronica carenza di risorse. Invece di rafforzare il sistema, si mettono i medici gli uni contro gli altri”.
Ma secondo CIMO-FESMED, le conseguenze non si fermano qui: “La presenza delle Case di comunità sul territorio non è affatto capillare, al contrario di quel che si dice – aggiunge Quici -. In media infatti avremo una Casa di comunità ogni 175 chilometri quadrati, lasciando scoperte intere aree del Paese, soprattutto nelle zone interne e periferiche. E se i medici di famiglia saranno sempre più impegnati all’interno di queste strutture, diminuirà il tempo dedicato all’assistenza domiciliare e di prossimità: a farne le spese allora saranno soprattutto i pazienti più fragili, gli anziani e i non autosufficienti che vivono lontano dalle Case di comunità e che rischiano di avere ancora più difficoltà ad accedere alle cure”.
“Si sta tentando di far funzionare le Case di comunità a tutti i costi per non perdere i fondi del PNRR, utilizzati finora soprattutto per ristrutturare strutture esistenti cambiandone il nome; ma senza un numero adeguato di specialisti e senza infermieri, le Case di comunità resteranno scatole vuote e i pazienti continueranno a rivolgersi agli ospedali e ai pronto soccorso, senza risolvere il problema delle liste d’attesa”, prosegue Quici.
“Non è accettabile scaricare su ospedali e professionisti scelte sbagliate. Serve un vero piano di rafforzamento del Servizio sanitario, non un’operazione che crea conflitti, disperde risorse e peggiora l’assistenza” conclude il Presidente CIMO-FESMED.
24 Aprile 2026
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