Dall’Italia la dimostrazione dell’importanza dell’autocontrollo strutturato del diabete
Il trial ha coinvolto per oltre un anno più di 1000 pazienti diabetici e 39 centri di diabetologia su tutto il territorio nazionale. Lo studio, multicentrico randomizzato, prospettico e in aperto ha confrontato due diversi gruppi di partecipanti: uno (501 pazienti) con autocontrollo strutturato della glicemia (4 volte al giorno per 3 giorni alla settimana ) e uno (523 pazienti) con autocontrollo non strutturato. I risultati ottenuti hanno dimostrato un significativo miglioramento dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c) nei soggetti che effettuavano l’autocontrollo strutturato.
“La pubblicazione di Prisma segna una tappa importante, perché avvalora a livello internazionale l’efficacia dell’automonitoraggio e della personalizzazione della terapia per le persone affette da diabete”, ha affermato Francesco Giorgino, Direttore dell’Unità Operativa di Endocrinologia dell’A.O. Universitaria del Policlinico di Bari. “Per troppo tempo, il ricorso all’automonitoraggio è stato sottovalutato o ritenuto non necessario, rendendo troppo semplice l’approccio ad una malattia complessa come il diabete”.
Come si è discusso a Riccione, lo studio può avere un forte impatto sia sui pazienti che diventano più consapevoli del proprio stato e possono di conseguenza migliorare e adattare il proprio stile di vita, sia sui medici che possono effettuare aggiustamenti terapeutici informati. Il rafforzamento della collaborazione tra medici e pazienti inoltre consente anche di evitare il ricorso a farmaci di maggior costo per il Sistema Sanitario Nazionale: oggi in Italia, i costi del diabete sono di circa 8 miliardi di euro, pari al 5,61% della spesa sanitaria e allo 0,29% del PIL.
“Dallo studio emerge chiaramente che il diabete è una condizione complessa che richiede figure professionali specifiche nell’assistenza ai pazienti”, ha continuato Giorgino. “Non si può prescindere, quindi, da un approccio multidisciplinare dove la logica del Team è basilare. Eppure ancora oggi non si tiene conto di questo e si tende a banalizzare l’approccio al paziente senza considerare l’impatto che il diabete ha sulle persone e sull’intera società”.
Anche il ricorso alla tecnologia può contribuire a modificare l’approccio di medici e pazienti a questa patologia grazie al progresso tecnologico che mette a disposizione strumenti sempre più accurati in grado di supportare scelte terapeutiche personalizzate.
23 Ottobre 2013
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