E in Italia? Iss: “L’antibiotico-resistenza è un pericolo anche per noi”
Un problema anche italiano, secondo l’Iss.
Due anni fa, nel 2009, l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito la antibiotico-resistenza come una delle tre più grandi minacce alla salute umana. Nonostante questo la politica, il pubblico e i media non sembrano aver capito l’urgenza di questa questione: se la ricerca per lo sviluppo di nuovi antibiotici sta rallentando, e nel frattempo la loro efficacia diminuisce perché i batteri diventano sempre più tolleranti a questi farmaci, quale potrà essere lo scenario futuro? È proprio per evitare il peggio, ovvero che si sviluppino infezioni batteriche non curabili, che l’Unione europea ha lanciato il suo piano d’azione. Che prevede obiettivi ambiziosi, come far sì che gli antibiotici siano usati in maniera corretta o prevenire la diffusione di infezioni batteriche. Ma che propone anche, appunto, azioni concrete. Tra queste migliorare la sorveglianza del consumo di questi medicinali nonché la comunicazione al pubblico per ciò che riguarda il loro uso.
Organizzazione come The Infectious Diseases Society of America, ReACT (Action against Antibiotic Resistance), o la British Society for Antimicrobial Chemotherapy (BSAC) hanno fatto partire campagne. In particolare quest’ultima ha lanciato dalle pagine di The Lancet Infectious Diseases l’iniziativa Antibiotic Action, che prevede la collaborazione di governi, ricercatori, industrie e enti di beneficienza per stimolare la ricerca sugli antibiotici.
Questa giornata è sostenuta, tra gli altri enti istituzionali, anche dal nostro Istituto superiore di Sanità, che mette in particolare l’accento sulla diffusione di batteri che riescono a resistere contemporaneamente a più antibiotici, un fenomeno chiamato multiresistenza. Rispetto al trattamento di questi batteri sono molti pochi i farmaci efficaci, e per taluni non ci sono affatto. “Il rischio quindi è quello di mettere a repentaglio i progressi tecnologici e clinici della medicina moderna e regredire in un’era pre-antibiotica, nella quale il paziente inevitabilmente soccombe all’infezione”, fanno sapere dall’Iss.
Ma quali sono i batteri per i quali il problema della resistenza agli antibiotici sta diventando maggiore? Negli ultimi anni l’antibiotico-resistenza è aumentata in maniera preoccupante soprattutto nei batteri Gram-negativi (ad esempio l’Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae) per i quali anche i farmaci più innovativi risultano inefficaci. Un problema che spaventa tutta l’Europa, ma soprattutto l’Italia. “Questo fenomeno è evidente in molti paesi Europei, secondo i dati pubblicati annualmente dall’ European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC)”, spiegano ancora dall’Iss. “La situazione dell’Italia, però, è ancora più preoccupante, in quanto, come mostrato dalla sorveglianza AR-ISS/EARS-Net nel 2010 la resistenza ad alcuni antibiotici di un batterio come la Klebsiella pneumoniae si è impennata improvvisamente passando in un anno dall’ 1,4% al 16% e dati di altri studi mostrano che la resistenza è aumentata ulteriormente nel 2011. In Europa alti livelli di resistenza di questo microrganismo sono presenti, oltre che in Italia, solo in Grecia.”
La questione per molti di questi batteri è che le industrie non valutano lo sviluppo di farmaci efficaci un ambito di ricerca fruttuoso: gli antibiotici vengono usati per brevi periodi di tempo e la resistenza ad essi si sviluppa velocemente, così che la ricerca diventa costosa.
Per questo azioni dirette all’aumento della consapevolezza nel pubblico e allo stimolo della ricerca di enti pubblici o imprese diventa centrale. “E’ necessario oggi più che mai conoscere e sorvegliare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e controllarlo con le armi a nostra disposizione – si legge sul sito dell’Istituto superiore di sanità – un uso appropriato di antibiotici in comunità e in ospedale e rigorose misure di controllo per evitare il diffondersi delle infezioni antibiotico-resistenti a livello ospedaliero.”
Laura Berardi
18 Novembre 2011
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