Fanelli (ministero Salute): “Serve una riforma culturale nella gestione del dolore sul territorio”
L’assenza di una valutazione sistemica del dolore e di un corretto approccio diagnostico-terapeutico rappresenta una delle principali criticità nella risposta assistenziale alla persona con dolore. Essendo Lei coordinatore della Commissione Nazionale del Ministero della Salute per l’attuazione della legge 38/2010 ci racconta qual è la situazione in Italia?
Legge 38/2010 obbliga di fatto il medico a misurare e a prendersi cura del dolore, qualunque ne sia la causa. Un approccio così innovativo va inevitabilmente a scardinare abitudini ormai consolidate e richiede una gestione del problema completamente diversa, un profondo cambiamento culturale che solo un’adeguata formazione può favorire.
Attualmente permane nei clinici una scarsa attitudine a misurare il dolore, erroneamente considerato un sintomo da sopportare, e non sempre si procede alla sua valutazione sistematica, che tenga conto del quadro clinico generale del paziente. Per questo motivo in Italia vi sono ancora margini di miglioramento nella lotta al dolore.
Si tenga altresì presente che esiste un accordo con la Conferenza Stato-Regioni sulle Linee Guida per lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali, approvate a dicembre 2012. Questo documento stabilisce che i Direttori Generali sono gli arbitri e i valutatori dell’attuazione della Legge nelle singole realtà locali.
Vi è la necessità di consolidare un modello organizzativo che, attraverso l’appropriatezza terapeutica e un accesso omogeneo alle prestazioni, garantisca la continuità assistenziale sull’intero territorio nazionale. Si registrano ancora marcate differenze tra Regioni virtuose e altre meno nell’attuazione delle due reti di Terapia del Dolore e Cure Palliative, previste dalla normativa. Anche qui, non solo le Linee Guida indicano la strada nella costituzione delle reti ma la stessa Legge è imperniata sull’organizzazione di una corretta assistenza attraverso le reti regionali.
Quali sono le prospettive future?
Occorre intervenire sul fronte dell’appropriatezza prescrittiva. La scelta della terapia deve essere guidata da una valutazione globale del dolore in tutte le sue dimensioni, che tenga conto di tre parametri di riferimento: origine, durata e intensità. Si distinguono tre principali tipologie di dolore: neuropatico (dovuto a lesione neurologica), nocicettivo infiammatorio e nocicettivo non infiammatorio (entrambi causati da una stimolazione periferica dei sensori dolorifici).
Ai fini di un trattamento più efficace del dolore di tipo non infiammatorio e in adeguamento agli standard europei, andrebbe sviluppata l’analgesia pura, paracetamolo e oppiacei; per questi ultimi, in particolare, in Italia si registra ancora un consumo ridotto a fronte di un abuso di FANS.
Va poi evidenziato che un ruolo sempre più cruciale sarà quello giocato dagli operatori sanitari territoriali: medici di famiglia e farmacisti i quali, nell’ottica di realizzare quel modello di continuità assistenziale auspicato dalla Legge, dovranno essere le prime figure di riferimento per il paziente che soffre.
Come si inserisce il lavoro di questo gruppo (“cabina di regia”) nell’attuale scenario?
L’obiettivo che il nostro gruppo di lavoro si è dato nella stesura di questo manuale operativo è di contribuire a una riforma culturale nella gestione del dolore sul territorio, partendo dalla corretta diagnosi per arrivare all’appropriatezza prescrittiva in medicina generale e all’appropriatezza di consiglio in farmacia. Abbiamo quindi voluto sviluppare uno strumento che fungesse da “metodo-guida” e supporto decisionale, applicabile dal primo approccio diagnostico fino alla dispensazione dell’analgesico più opportuno. Il documento, messo a punto da una task force multidisciplinare, risponde alla necessità di una reale integrazione delle competenze nella gestione del malato con dolore e costituisce solo il primo passo di un percorso articolato, che proseguirà con specifiche iniziative formative rivolte a medici di famiglia (progetto TESEO) e farmacisti (progetto PHARMAFAD).
Per completare la piena attuazione della Legge 38, serve sicuramente un’adeguata formazione degli operatori sanitari territoriali e, in generale, di tutti gli addetti ai lavori, ma anche una corretta informazione della popolazione. Molti cittadini ancora non conoscono l’esistenza della normativa che li tutela dal dolore.
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29 Giugno 2012
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