Farmacie e libertà d’impresa. Se la Radio diventa un Bar
Non c’è dubbio che l’audience salga. Che ciò avvenga a discapito della chiarezza e dell’effettivo approfondimento delle questioni trattate, evidentemente, importa poco. In questo genere di trasmissioni oggi conta più la parola pronta e la verve polemica che l’effettiva padronanza dei temi in discussione. E questo vale anche per la citata puntata di ieri della trasmissione “Nove in punto” di Giannino.
Un giornalista senza dubbio molto bravo. Senza dubbio preparato. Senza dubbio ultraliberista, come lui stesso ama definirsi ogni tre per cinque. Peccato che bravura e preparazione siano state, almeno in questa occasione, travolte dalla terza caratteristica del nostro. Quella dell’ultraliberismo. Il risultato è stato quello di una puntata a senso unico dove le tesi del “liberi tutti” all'italiana (alias: zero doveri e tanti diritti a far quel che si vuole) hanno visto come unico oppositore un determinatissimo Mandelli, costretto però fin dall’inizio nella scomoda posizione di tutore del diritto, contro i facili paladini scalmanati della libertà d’impresa e d’iniziativa a qualsiasi costo.
In realtà la questione oggetto del contendere è molto più chiara e netta nei suoi contorni di quanto alla fine è emerso dalla trasmissione. A chiarire il tutto c’è infatti proprio quella sentenza del 2003 della Corte Costituzionale (che Mandelli ha strenuamente provato a illustrare tra le insofferenze molto poco liberali di Giannino) con la quale i giudici costituzionali chiariscono senza mezzi termini che la garanzia del cittadino ad avere un servizio farmacistico sempre disponibile anche in condizioni e luoghi difficili, come possono essere i piccoli comuni italiani, sta proprio nelle disposizioni che regolano con rigore orari e turni di apertura.
Scrive la Corte: “le finalità concrete che la legge vuol raggiungere con il contingentamento delle farmacie (assicurare ai cittadini la continuità territoriale e temporale del servizio ed agli esercenti un determinato bacino d’utenza) vanno nello stesso senso di quelle che si vogliono conseguire con la limitazione dei turni e degli orari, in quanto, come è stato più volte osservato, l’accentuazione di una forma di concorrenza tra le farmacie basata sul prolungamento degli orari di chiusura potrebbe contribuire alla scomparsa degli esercizi minori e così alterare quella che viene comunemente chiamata la rete capillare delle farmacie. Esiste in altri termini, nella non irragionevole valutazione del legislatore, un nesso tra il contingentamento delle farmacie e la limitazione degli orari delle stesse, concorrendo entrambi gli strumenti alla migliore realizzazione del servizio pubblico considerato nel suo complesso”.
Più chiaro di così! Ma di questo non si è riuscito a parlare, perché, come può avvenire in una qualsiasi discussione da Bar, i fatti contano poco. Contano molto di più le emozioni…
Cesare Fassari
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19 Ottobre 2010
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