Giovani internisti, tra entusiasmo e criticità del sistema
I giovani internisti, poi, che nella quasi totalità parlano anche inglese, si dimostrano molto attenti all’aggiornamento scientifico (l’80% di essi partecipa a oltre 2 congressi scientifici all’anno e spesso anche come relatori) e interessati alla ricerca: quasi la metà di essi (il 45%) è attualmente impegnato in progetti di ricerca e il 55% ha inviato abstract a congressi internazionali. Il 70 per cento, infine, ha pubblicazioni scientifiche su riviste dotate di impact factor.
L’indagine sui giovani internisti, inoltre, ha consentito di far luce su criticità del sistema sanitario e di quello formativo. La grande maggioranza degli intervistati (75%) ha dichiarato di svolgere da 10 a 30 ore mensili di straordinario per sopperire alla carenza di organico nella struttura di appartenenza. Il 62 per cento denuncia la scarsa standardizzazione dell’assistenza nei loro reparti, oltre a una non adeguata istruzione, soprattutto pratica, ricevuta durante la loro specializzazione.
Per questo considerano la formazione una priorità. In particolare avrebbero desiderato ottenere maggiori competenze nella gestione di pazienti con co-morbilità multiple e delle emergenze mediche, nella metodologia clinica, nella lettura e l’interpretazione dell’elettrocardiogramma e dell’emogasanalisi, nell’uso ragionato e appropriato degli antibiotici e dei farmaci cardiovascolari, nell’esecuzione dell’ecografia, della ventilazione non invasiva e di manovre come rachicentesi, toracentesi e paracentesi.
16 Maggio 2011
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