Il farmaco innovativo c’è, ma solo 4 Regioni lo rendono disponibile
È un ulteriore indizio della frammentarietà della rete assistenziale italiana, messa in luce nella conferenza stampa di presentazione del farmaco a margine di EULAR 2010.
Al di là dell’accesso diseguale sul territorio, il farmaco rappresenta un’innovazione terapeutica la cui efficacia è stata dimostrata attraverso un’ampia casistica di popolazione. “Le ultime ricerche scientifiche – ha spiegato Gianfranco Ferraccioli, ordinario di Reumatologia all'Università Cattolica di Roma – hanno permesso di affiancare ai farmaci esistenti dei nuovi anticorpi monoclonali in grado di ‘colpire’ differenti bersagli molecolari. Recenti studi hanno dimostrato che bloccare l’interleuchina-6 contribuisce a controllare l’infiammazione dell’artrite reumatoide e portare il paziente alla remissione. Tocilizumab – ha aggiunto – cambia dunque il ‘bersaglio’ e riesce così a ridurre il danno erosivo articolare e ad attenuare gli effetti sistemici della malattia come la fatica e l’anemia, migliorando notevolmente la qualità di vita dei pazienti”.
Inoltre, proprio alla vigilia dell’Eular 2010, la Commissione Europea ha riconosciuto i nuovi dati di efficacia di tocilizumab (in combinazione con metotrexate) nel ridurre la progressione del danno articolare e nel migliorare la funzionalità fisica in pazienti con artrite reumatoide trattati. La fase III dello studio LITHE ha infatti messo in luce che i pazienti trattati per oltre due anni con tocilizumab in combinazione con metotrexate hanno registrato una riduzione del danno articolare dell’81% rispetto ai pazienti trattati solamente con metotrexate.
“I risultati estremamente positivi ottenuti da tocilizumab nella terapia dell’artrite reumatoide – ha affermato Maurizio de Cicco, amministratore delegato di Roche Italia – rappresentano per Roche un’ulteriore conferma dell’importanza di continuare a sostenere le attività di ricerca e sviluppo in un’area, quella delle malattie reumatiche, caratterizzata da importanti bisogni clinici ancora non soddisfatti, da un forte impatto sulla qualità della vita del paziente e dei familiari e, più in generale, dalle rilevanti ricadute sociali”.
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16 Giugno 2010
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