Intervista a Marcello Meledandri: “L’Italia è indietro”
All’incontro di Bruxelles ha preso parte anche il dottor Marcello Meledandri, presidente della SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie), al quale abbiamo rivolto alcune domande.
Il tasso delle infezioni da CD negli ospedali italiani è in netta crescita. Quali provvedimenti andrebbero adottati per mettere un freno a questo fenomeno?
Una cosa sicuramente utile da fare, sulla scorta dell’esperienza inglese, è rinforzare la sorveglianza, in analogia a quanto già fatto o scorso anno con le infezioni Klebsielle produttrici di carbapenemasi multi-resistenti. Queste infezioni sono considerate un indicatore del tutto sfavorevole sia dal punto di vista clinico, che epidemiologico, che della qualità assistenziale. Sono batteri per i quali stiamo esaurendo tutti gli antibiotici efficaci; di fronte ad infezioni di questo tipo il rischio è di tornare indietro all’era pre-antibiotica. Lo scorso anno è stato attivato, sulla scorta di quanto fatto in Israele, una sorveglianza delle infezioni da Klebsiella carbapenem-resistenti. Si potrebbe provare a fare qualcosa di simile anche per il Clostridium, visto che l’epidemiologia è in continua crescita, che sta diventando un problema emergente, anche con dati di mortalità importanti.
Chi sono i soggetti più a rischio per le infezioni da CD?
I più a rischio sono i pazienti anziani, ricoverati in Medicina Interna, in Geriatria o nelle Riabilitazioni. Queste infezioni le vediamo anche nelle realtà a bassa intensità di cura, come RSA e hospice. Si tratta di pazienti intrinsecamente fragili, trattati con più farmaci contemporaneamente, con tante patologie di base.
Anche i farmaci rappresentano un fattore di rischio per le infezioni da CD. Quali i più pericolosi?
Tra i farmaci che aumentano il rischio di infezione da Clostridium difficile, oltre ai trattamenti antibiotici prolungati (in particolare con chinolonici, che favoriscono l’overgrowth del clostridio nei pazienti colonizzati), da sempre riconosciuti come fattore predisponente sono ad esempio gli inibitori di pompa protonica, che in Italia si usano moltissimo. L’Italia (insieme alla Grecia e a Cipro) è inoltre uno degli utilizzatori più forti e più liberi di antibiotici in Europa e anche questo sicuramente favorisce l’insorgere di alcune infezioni, come appunto quelle da Clostridio.
Sotto accusa anche le metodologie diagnostiche utilizzate in molte realtà. Cosa prevedono le linee guida rispetto al corretto iter diagnostico?
Le linee guida più utilizzate per la diagnosi di infezione da CD sono quelle dell’ASM (American Society of Microbiology), quelle dell’IDSA (Infectious Diseases Society of America) e dell’European Center for Disease Prevention and Control (ECDC). Tutte raccomandano di effettuare uno screening con un test di primo livello ad alta sensibilità. Ad un test GDH positivo deve seguire la conferma dell’infezione con la ricerca della tossina del Clostridium nelle feci o con il test molecolare. E’ importante non effettuare in prima battuta test poco sensibili, come la ricerca della tossina, perché si potrebbero perdere dei casi.
E’ fondamentale non perdere dei casi potenziali, perché ognuno di questi è un caso che può disseminare spore di Clostridium, che sopravvivono nell’ambiente; questo ovviamente favorisce la contaminazione ospedaliera e quindi il ricircolo della malattia nel setting ospedaliero stesso.
I risultati dello studio EUCLID e del LUCID, ancora in corso, hanno evidenziato che in Europa non c’è un’omogeneità nel comportamento diagnostico e questo è sicuramente un aspetto molto importante. Poi c’è da lavorare molto sulla gestione del paziente, sul suo isolamento, sull’impiego di antibiotici dati per altre patologie che vanno ‘armonizzati’ con quelli somministrati per il Clostridium, ecc. c’è insomma da lavorare su parecchi fronti, ma il discorso della diagnosi è sicuramente prioritario.
Maria Rita Montebelli
03 Dicembre 2014
© Riproduzione riservata
Ultime analisi e review da QS Pro Gold
I più letti

Comparto Sanità. Firmato il contratto 2025-2027. Aumenti fino a 240 euro per gli infermieri, arriva il capitolo sull'IA e nuove tutele per il personale

Caldo estremo, FADOI: “Sopra i 40 gradi il corpo può non riuscire più a disperdere il calore”

Covid. Il silenzio di Fauci e il perdono di Biden. Ma il Quinto Emendamento non è un’ammissione di colpa

Senza scelte coraggiose il Ssn rischia di restare universale solo sulla carta. Manovra e non solo, ecco le sfide che attendono la sanità in autunno

Covid. Conte in Commissione: "Ho consegnato documento anonimo su mascherine contraffatte in Procura. Diffido Palazzo Chigi dal pagare 100 milioni a Jc Electronics"

Comparto Sanità. Firmato il contratto 2025-2027. Aumenti fino a 240 euro per gli infermieri, arriva il capitolo sull'IA e nuove tutele per il personale

Paziente recupera la vista con trasloco biologico, SOI: “Molte domande restano senza risposta, serve rigore scientifico”

Ema. Via libera a 12 nuovi farmaci, tra cui impianto oculare rivoluzionario e primo orale per la psoriasi

Caldo estremo, FADOI: “Sopra i 40 gradi il corpo può non riuscire più a disperdere il calore”

Caldo, segnali di lenta ritirata dell'ondata: il 7 agosto restano 26 città da bollino rosso, l'8 scendono a 19