Ittero neonatale: il giallo
La bilirubina si produce dalla distruzione dei globuli rossi (emocateresi) che nel neonato sono tanti e hanno una vita ridotta rispetto all’adulto e viene eliminata grazie all’attività del fegato la cui maturazione richiede 3-4 giorni. Di per sé un aumento della bilirubinemia non costituisce un grave problema a meno che i livelli non raggiungano valori molto elevati (>20 mg/dl). Il pericolo “giallo” deriva dal fatto che il picco della bilirubinemia può essere raggiunto dopo la dimissione dall’ospedale, specialmente se si attua la dimissione precoce. Se i livelli di bilirubinemia molto elevati vengono raggiunti dopo la dimissione, il neonato può presentare dei sintomi clinici aspecifici (sonnolenza, torpore o irritabilità, compromissione della suzione, pianto abnorme, alterazione del tono muscolare, opistotono e convulsioni), segno di coinvolgimento neurologico, che se non riconosciuti possono esitare nel grave quadro dell’ittero nucleare (kernicterus), con esiti a lungo termine devastanti con anomalie oculari, disturbi del sonno, difficoltà alimentari, distonia ed incoordinazione, coreo- atetosi e perdita neuro–sensoriale dell’udito. Il pericolo “giallo” è comunque evitabile anche perché disponiamo di mezzi terapeutici molto efficaci: la fototerapia e l’exsanguinotrasfusione. La prima consiste nel porre il neonato nudo sotto una luce con peculiari lunghezze d’onda ed è in grado di garantire una riduzione della bilirubinemia in tempi relativamente brevi (6-8 ore); la seconda è una tecnica più cruenta che consente la riduzione rapida della bilirubinemia (1-2 ore) e va riservata ai casi con segni neurologici e in atto o con valori molto elevati di bilirubinemia.
La SIN, Società Italiana di Neonatologia, per contrastare il pericolo “giallo” ha elaborato delle raccomandazioni per il trattamento dell'iperbilirubinemia neonatale. Si tratta di un grosso lavoro di revisione e valutazione della estesa letteratura sull'argomento dell'ittero del neonato, che fornisce un importante punto di riferimento. Il pericolo “giallo” va affrontato ripristinando un livello di attenzione appropriato da parte di tutti gli operatori sanitari e attuando le impostazioni diagnostico-terapeutiche adeguate dopo aver identificato i neonati a maggior rischio di iperbilirubinemia. La scarsa attendibilità dei fattori di rischio consiglia oggi di focalizzarsi sulla ricerca di un livello di bilirubinemia che sin dai primi giorni di vita sia predittivo di una iperbilirubinemia a distanza. Il risultato è la elaborazione di un nomogramma della bilirubina che, sulla base del valore di bilirubinemia determinato dopo le prime 24 ore di vita, è in grado di identificare i neonati a rischio di iperbilirubinemia grave e tale da richiedere un intervento terapeutico. Il nomogramma utilizzato in tutti i neonati dimessi dall’ospedale costituisce un mezzo idoneo per programmare un adeguato follow-up dei neonati con iperbilirubinemia evitando ogni rischio neurologico. Le Raccomandazioni della SIN prevedono anche la possibilità di utilizzare un Registro dell’iperbilirubinemia grave, anonimo e volontario, con lo scopo di avere dati oggettivi su cui poter migliorare la strategia preventiva attuata. Secondo la SIN, uniformando il comportamento sulla base delle Raccomandazioni prodotte si potranno evitare i danni neurologici derivanti dal pericolo “giallo” ai neonati.
27 Ottobre 2013
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