Le malattie reumatiche: in Italia causano perdite per 3mld l’anno
Questi i numeri emersi, a Venezia, al convegno nazionale Motore Sanità, organizzato con il patrocinio di Regione del Veneto, Parlamento Europeo, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e Federsanità ANCI, all’interno del workshop “Costi sociali delle patologie reumatiche nel sistema sanitario” a cui sono intervenuti Stephen Bevan, Director of the Centre for Workforce Effectiveness at the Work Foundation, Lucia Marotta, Presidente ANIMAS, il Professore Francesco Saverio Mennini dell’Università di Tor Vergata di Roma, Gian Pietro Piazza, Presidente del Sindacato Medici Italiani, il Professor Leonardo Punzi, Responsabile Reumatologia dell’Ospedale di Padova e Gabriella Voltan, Presidente Associazione Nazionale Malati Reumatici.
Oggi in Italia le patologie reumatiche muscolo-scheletriche rappresentano la causa più comune di invalidità tra le malattie croniche degenerative. I lavoratori colpiti, se non appropriatamente e tempestivamente trattati, vanno incontro a perdita dell’autosufficienza, discontinuità lavorativa, abbandono anticipato del posto di lavoro, disoccupazione ed esclusione sociale. I dati confermano l’importanza della diagnosi precoce: dopo soli 2 anni dall’insorgenza della patologia si registra uno stato di invalidità lavorativa totale e permanente nel 10% dei casi, dopo 5 anni nel 30% e dopo 10 anni nel 50%. Purtroppo però l’insufficienza delle strutture reumatologiche assistenziali e la mancanza di una efficiente rete di collegamento territorio-ospedale, che possa assicurare diagnosi precoci e garantire trattamenti appropriati e tempestivi, accresce la percentuale di severità di queste patologie, incidendo così sulla produttività dei lavoratori. Infatti, se si guarda all’Europa, riferendosi, per esempio all’artrite reumatoide, nel nostro Paese il 24,1 % dei pazienti vive in una condizione di grave disabilità contro l’8,7% dell’Irlanda, il 9,5% degli Stati Uniti, il 10% dell’Olanda e il 3,9% della Francia (dati FFW Italia, la coalizione italiana del progetto europeo Fit for Work avviato nel 2007 per lo studio del rapporto tra disordini muscolo-scheletrici e mercato del lavoro).
Il confronto con l’Europa non è incoraggiante neanche per quanto riguarda l’accessibilità alla terapia con i farmaci biologici, realmente innovativi ma molto costosi: mediamente tra 10.000 e 15.000 euro per paziente all’anno. Considerevoli risultano le differenze tra i vari sistemi sanitari: si passa dal 30% dei pazienti trattati in Norvegia, al 20% in Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Svezia, Finlandia, Svizzera, Austria, al 15-20% in Olanda, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Grecia, al 10-15% in Gran Bretagna, per arrivare all’8-10% in Italia. Al di sotto di tale cifra vi sono tutti i Paesi dell’est. Quindi l’Italia si situa in Europa al limite tra i Paesi occidentali e quelli orientali.
Infine, non si può trascurare che il peso dell'assistenza grava, molto spesso quasi totalmente, sulle spalle delle famiglie e non solo in termini economici. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 56% dei casi è un solo membro del nucleo familiare ad occuparsi della cura del paziente, dedicandovi mediamente oltre 5 ore al giorno. Questo chiaramente non si concilia con gli orari lavorativi al punto che oltre la metà delle persone segnala licenziamenti, mancati rinnovi o interruzioni del rapporto di lavoro. Le famiglie, inoltre, spendono
mediamente circa 8.500 euro l’anno per una badante e 3.700 euro per visite, esami o attività riabilitativa a domicilio. “Non possiamo continuare ad ignorare i problemi che derivano da una tardiva diagnosi e da un percorso di cura non adeguato – ha concluso Gabriella Voltan, Presidente Associazione Nazionale Malati Reumatici – I costi che ne derivano sono insopportabili per l’individuo, in termini di perdita di qualità della vita e sono enormi, dal punto di vista monetario, per il sistema socio-sanitario. Non possiamo stare alla finestra ad aspettare che i problemi si risolvano da soli, è necessario programmare, attivare e strutturare percorsi sanitari rigorosi da applicare equamente su tutto il territorio nazionale”.
15 Ottobre 2013
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