Lorenzin: “Italia meglio di Gran Bretagna e Svezia. Ma occorre fare di più”
“Negli ultimi tre anni – ha detto il Ministro abbiamo incentivato investimenti in prevenzione, che devono continuare a crescere. L’approvazione dei nuovi Lea, un grande lavoro che abbiamo ultimato e che adeguano i livelli essenziali di assistenza fermi dal 2001, fornirà uno strumento fondamentale per la riduzione della mortalità evitabile. E nel frattempo abbiamo lavorato sull’appropriatezza organizzativa e professionale, che mette al centro strategie diagnostiche che devono trovare attuazione in tutte le Regioni italiane, anche in quelle che oggi fanno fatica ad adeguarsi ai moderni standard organizzativi. Noi abbiamo un tema aperto, ed è quella della diseguaglianza tra le sanità regionali. I nostri sforzi tendono a migliorare ancora la qualità in quelle regioni che hanno secondo tutte le statistiche rappresentano eccellenze di livello europeo e alzare il livello delle regioni che sono rimaste indietro”.
“I risultati del nostro lavoro si vedranno nel tempo ha precisato – . Oggi, per quanto riguarda le mortalità evitabile, le statistiche ci pongono a livello della Germania e in posizioni migliori di sistemi evoluti come la Gran Bretagna o la Svezia, ma l’Italia, con il suo sistema universalistico riconosciuto tra i migliori del mondo, deve puntare a essere primo anche in questa statistica. Come giustamente sottolineato dalla direzione della prevenzione del Ministero, quello che però conta di più nella verifica della mortalità sono i tassi pesati per classi di età, essendo, come detto, l’Italia un Paese molto più anziano di altri, anche in ambito europeo. Infatti, vediamo come il pur buon posizionamento dell’Italia, considerando i valori assoluti della mortalità evitabile, diviene molto più chiaro, con una diminuzione di tasso di mortalità standardizzato tra il 2012 e il 2013 dall’89.6 per 100mila a all’85 per 100mila, trovandosi il nostro Paese al secondo posto in Europa appena dopo la Spagna e molto prima di tutti gli altri Stati Membri. Se si considera la statistica più estesa della mortalità prevenibile (che comprende anche quella evitabile) il nostro Paese è di gran lunga il migliore in Europa, con un tasso che da 150,7 per 100mila è passato a 143,5 per 100mila, molto migliore ad esempio del 199,2 della Germania, 174,5 dell’Olanda e della Francia, al 205,9 dell’Austria, al 195,4 della Gran Bretagna”.
“L’unico dato negativo -ha sottolineato Lorenzin – su cui è indispensabile riflettere è l’aumento della mortalità evitabile da patologie infettive, peraltro condiviso a livello europeo. Questo dato riscontra la caduta delle coperture vaccinali (soprattutto nell’adulto e nell’anziano) e la diffusione dell’antimicrobico-resistenza, con conseguente diffusione di patologie settiche soprattutto in ambito ospedaliero, che colpiscono soggetti anziani e defedati, per cui la terapia antibiotica si rivela inutile”.
24 Maggio 2016
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