Lorenzin: “Patto della Salute non sia libro dei sogni”
“Servono meccanismi – ha sottolineato – che consentano di attivare correttivi, centralizzando alcune attività ma evitando di compromettere il sistema federale. L’attuale sistema legislativo necessità di anticorpi e di strumenti che permettano ai decisori di intervenire in tempi rapidi ed efficaci”. Altre questioni da affrontare con urgenza e attenzione sono quelle che attengono alla governance. “I problemi principali del nostro sistema sono quasi sempre legati al profilo organizzativo – ha osservato la ministra – Per quanto riguarda la competenza e la preparazione scientifica degli operatori possiamo vantare infatti un livello elevato. Bisogna quindi concentrarsi sulle procedure di selezione della classe dirigente e sulle modalità con cui, per esempio, vengono gestiti i piani di rientro”.
Per quanto riguarda il Patto della Salute, Lorenzin ha innanzitutto messo in guardia “dal considerarlo una sorta di libro dei sogni. Si tratterà invece di una grande operazione condivisa tra Stato e Regioni che includerà soprattutto l’applicazione sistemica di alcuni interventi già sperimentati sui territori, di vere e proprie best practices”. Per la ministra il Patto della Salute va quindi inteso come “una codificazione del manuale delle procedure”.
Altro aspetto giudicato di primo piano è quello legato alla trasparenza e alla condivisione di dati e informazioni. “Allo stato attuale manca un’effettiva capacità di accesso ai dati in tempo reale all’interno di un sistema open data che consenta ai cittadini di individuare le strutture più virtuose ed efficienti e ai manager di registrare le criticità del sistema. Si tratterebbe – ha spiegato – di ottimi strumenti per arginare la medicina difensiva e per chiarire le responsabilità”.
Lorenzin ha infine auspicato un cambio di rotta nell’approccio alla sanità. “Dobbiamo puntare su un approccio integrato – ha suggerito – che fornisca la capacità di tenere assieme concetti come salute e mercato, ricerca e business. Questo tipo di impostazione è ancora oggi percepita troppo spesso come un tabù. Il nostro Paese deve tornare a essere attrattivo per la ricerca e la sperimentazione e – ha concluso – in questo senso intendere il sistema salute anche come un sistema industriale può garantire un salto di qualità. Un vantaggio di questa nuova mentalità potrebbe essere, per esempio, quella di rendere nuovamente l'Italia meta di turismo sanitario per anziani".
05 Novembre 2013
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