Martorana (SIUrO): “Multidisciplinarietà e sorveglianza attiva. Ecco il futuro dell’urologia”
Anche perché, ha aggiunto, è questo il futuro della medicina.“Quando pensiamo a come saranno domani la ricerca e la cura delle patologie oncologiche nel campo dell’urologia bisogna tener presente che sarà necessario un intreccio e una collaborazione sempre più strette tra varie specializzazioni”, ci ha spiegato Martorana. “Ed è questa la forma mentis che vogliamo trasmettere anche ai giovani che si avvicinano a questa professione. Anche perché solo in questo modo si può capire quale trattamento è veramente adatto ad ogni singolo paziente”.
A maggior ragione in un momento in cui si fa largo sempre di più un approccio come quello della sorveglianza attiva, un protocollo innovativo e in cui l’Italia è all’avanguardia, per il quale il controllo clinico può trasformarsi in qualunque momento in intervento chirurgico, ma solo se ce n’è reale necessità. “È sempre più facile per noi scoprire tumori urologici, per via dei miglioramenti in campo medico e diagnostico, ma molti di questi hanno una bassissimi aggressività”, ci ha spiegato il presidente del Congresso. “Addirittura in molti casi, se non li avessimo scoperti per caso i tumori non si sarebbero mai manifestati clinicamente. Purtroppo ad oggi però non ci sono test per discriminare tra le forme latenti o quelle meno latenti: è come se avessimo a che fare con dei giovani poco di buono, non tutti diventeranno delinquenti e finiranno in galera, ma prima che questo accada non sappiamo capire quali saranno i soggetti veramente pericolosi”. Ed è proprio per i pazienti affetti dalle forme meno aggressive che è stato sviluppato il protocollo della sorveglianza attiva, ci ha detto ancora Martorana: “Per questo abbiamo sviluppato dei criteri di analisi che ci permettono di tenere sotto controllo i tumori di queste persone, e di indirizzare verso la giusta terapia o l’intervento chirurgico solo chi ne ha veramente bisogno”.
Un approccio che funziona, ma che purtroppo, ha concluso il presidente SIUrO, non è ancora ben compreso e accettato dai pazienti: “Le persone malate e i loro cari talvolta pensano che quando si usa la sorveglianza attiva non si stia facendo niente. Invece stiamo facendo il meglio per il paziente, in quel momento. Il fatto che SIUrO abbia deciso di patrocinare in Italia questo protocollo così innovativo è comunque un grande passo avanti. Questo, se mi permette, è un grande merito che ci prendiamo, e rappresenta il futuro della cura urologica”.
13 Giugno 2012
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