Monchiero (Fiaso): Problemi di cassa si ripercuotono sui prezzi
di Lucia Conti
Presidente Monchiero, qual è il suo primo commento all’inchiesta di Repubblica?
L’inchiesta rileva importanti differenze, alcune delle quali sono spiegabili e riconducibili alle normali logiche di mercato. Certo, quando queste differenze sono troppo rilevanti qualche dubbio che le procedure non si siano svolte correttamente diventa inevitabile. Nella migliore delle ipotesi si tratta di scarsa capacità contrattuale dietro le quali talvolta si possono nascondere procedure meno limpide.
Da tempo le imprese denunciano i ritardi nei pagamenti e un imprenditore anonimo interpellato da Repubblica riconduce a questo il rincaro sui prezzi. In pratica, le imprese alzano i prezzi per rifarsi degli crediti non ancora saldati. Crede che sia questo il punto?
Sicuramente in parte. Non era necessario che l’imprenditore rimanesse ignoto, non ha rivelato nulla che non si sapesse, quello dei ritardi di pagamento è un problema noto da tempo. D’altra parte, è comprensibile. È ovvio che le difficoltà di cassa – delle imprese ma anche delle Asl – alla fine si ripercuotono sui prezzi. Tenga conto che in qualche Regione i ritardi sono davvero al limite del lecito, superano addirittura i due anni. Ma, seppure con tempi diversi, i ritardi di pagamento è un problema diffuso ovunque, sia al Nord che al Sud. Non è pensabile che chi vende possa mantenere il prezzo originale a chi paga dopo due anni. Meno comprensibile è come questo possa avvenire anche all’interno delle stesse Asl che pagano in tempi accettabili.
Appunto. Quella dei rincari per bilanciare i ritardi non è una spiegazione esaustiva e certamente non è una soluzione.
Certo che no. Alla base c’è un problema. Che potrebbe essere in parte arginato attraverso le centrali di acquisto, come lo stesso ministro della Salute Ferruccio Fazio ha spiegato a Repubblica. Qualche mese fa la Fiaso ha anche uno studio a riguardo, da cui emergeva la possibilità di Asl e ospedali di risparmiare fino al 25% attraverso questo meccanismo. Anche le centrali d’acquisto, però, alla lunga possono avere delle controindicazioni, perché inevitabilmente costituiranno dei monopoli in settori nei quali – specie nell’alta tecnologia – c’è un mercato dominato da oligopoli.
Un’ipotesi potrebbe essere quella di un prontuario dei dispositivi medici con un margine dei oltre il quale l’impresa non può chiedere?
Sì, è una possibilità, ma non è attualmente allo studio. Il fatto è che occorrerebbe che il prezzo del bene fosse un prezzo controllato, come avviene per i farmaci, dove il prezzo è amministrato e concordato con l’Aifa. Per le altre attrezzature questo non è previsto. Ma se ne dovrebbe occupare lo Stato attraverso una commissione che valuta i prezzi di vendita. È un’ipotesi su cui poter ragionare, ma credo che nell’immediato sia comunque quello della centrale di acquisto per evitare prezzi anomali e cercare di ricondurre il tutto a prezzi più ragionevoli. In questo gli acquisti centralizzati, o anche quelli in consorzio, possono portare importanti cambiamenti in tempi brevi.
21 Maggio 2010
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