PD Veneto: “Per medici di famiglia già carichi di lavoro, aumentare pazienti non può essere l’unica soluzione”
“È vero che siamo di fronte a una situazione emergenziale e che anche Regioni come Lombardia e Piemonte hanno approvato deroghe in tal senso, ma le difficoltà non sono iniziate ieri e le risposte devono essere appropriate”, osservano i consiglieri.
Per il Pd Veneto “la programmazione nazionale va indubbiamente rivista, ma anche quella regionale è stata sbagliata se è vero che il Veneto è al primo posto in Italia per zone carenti (dati Fnomceo) e al terzo posto nel rapporto numero di assistiti/medico di base (dati ministero della Salute relativi al 2019): poche borse di studio, aumentate solo di recente, e scarsi incentivi per chi opera nelle aree rurali e disagiate. Ieri l’assessore Lanzarin ha illustrato alcune proposte di integrazione all’Accordo collettivo nazionale che abbiamo avanzato da tempo: forme di incentivazione oppure penalizzazione in caso di accettazione o rinuncia alle zone vacanti. La Regione però può agire in autonomia, cosa che finora non ha fatto”.
“Per questo – concludono i consiglieri Dem – crediamo sia opportuno aprire un’immediata contrattazione con tutti i sindacati dei Medici di medicina generale affinché tutti coloro in graduatoria siano messi in condizione di accettare la destinazione. Ma diventa prioritario investire sul personale amministrativo e infermieristico negli ambulatori, in modo da aiutare i medici, anche quelli che non fanno parte di medicine di gruppo e che per questo sono in ulteriore grande difficoltà nel dare assistenza, a fronteggiare le innumerevoli richieste dei pazienti e avviare un tavolo di confronto su come investire nella formazione di tutto il personale sociosanitario rispetto al nuovo contesto, perché l’emergenza è ormai diventata la normalità”.
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13 Gennaio 2022
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