“Regione che vai ‘Casa della Salute’ che trovi”. L’analisi Sumai su 8 modelli regionali di UCCP
Nomi differenti. La prima differenza è il nome. In 5 regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche e Puglia) per definire le UCCP si parla di Casa della Salute mentre in Sicilia si chiamano PTA (Presidi territoriali di assistenza), in Campania il nome è SPS (Strutture polifunzionali per la Salute) e in Lombardia c’è invece la rete dei CREG (Chronicle related Group).
Diverse composizioni professionali. Ma oltre alle definizioni le differenze sono anche nella composizione professionale. L’unica costante negli 8 modelli osservati è la presenza del medico di medicina generale mentre per quanto riguarda la presenza degli altri medici del territorio (pediatri e specialisti), nonché delle professioni sanitarie si procede a macchia di leopardo. Solo in 4 regioni su 8 (Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Marche) sono rappresentate tutti professionisti della sanità territoriale: Mmg, pediatri, specialisti, dipendenti medici-psicologi, Ass. sociali, infermieri, tecnici di riabilitazione. In Lombardia ci sono solo i medici di famiglia e in Puglia solo Mmg con infermieri. In 3 Regioni (Sicilia, Lombardia e Puglia) non sono presenti nei progetti gli specialisti ambulatoriali.
Bacino territoriale e sede. Estremamente variegato è anche il bacino territoriale di riferimento e la sede fisica delle UCCP. In tutte le regioni analizzate il bacino territoriale è variabile o non specificato e spesso le sedi sono rappresentate da presidi territoriali e ambulatoriali riconvertiti. La Lombardia è l’unica Regione in cui non è prevista una sede fisica.
Organizzazione del lavoro e governance differente. Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro in 6 regioni (Sicilia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Lazio e Marche) le UCCP sono sostanzialmente presidi afferenti al distretto sanitario anche se organizzati in modo differente mentre in Lombardia e Puglia i progetti prevedono una rete dei medici di famiglia.
Ogni regione ha un sistema informativo diverso. Altro limite all’integrazione è rappresentata dalla diversità dei sistemi informativi. In questo tutte e 8 le Regioni hanno piattaforme differenti.
Il ruolo dello specialista ambulatoriale nelle UCCP:
La partecipazione degli specialisti ambulatoriali, dei veterinari e dei professionisti alle attività della UCCP è obbligatoria ed è regolata dalla programmazione regionale
Gli specialisti devono assicurare l’accesso degli assistiti ai servizi della UCCP in integrazione con il team multiprofessionale, anche al fine di ridurre l’uso improprio del Pronto Soccorso;
Gli specialisti devono garantire una effettiva presa in carico dell’utente a partire, in particolare, dai pazienti cronici con bisogni assistenziali complessi, di tutte le età. A tal fine e con riferimento specifico a questa tipologia di pazienti va perseguita l’integrazione con gli altri servizi sanitari di secondo e terzo livello;
Gli specialisti devono contribuire all’integrazione fra assistenza sanitaria e assistenza sociale a partire dall’assistenza domiciliare e residenziale in raccordo con i Distretti e in sinergia con i diversi soggetti istituzionali e con i poli della rete di assistenza;
Gli specialisti devono garantire il raccordo con il sistema di emergenza urgenza e i servizi socio-sanitari
I punti di forza delle UCCP:
Inversione del processo organizzativo distrettuale dal modello settoriale al modello divisionale
Presa in carico del paziente in funzione dei suoi bisogni
Lavoro in equipes mutiprofessionali e multidisciplinari
Identificazone di uno specifico ed unico presidio territoriale
Migliore gestione delle cronicita’ e dei soggetti fragili
I punti di debolezza delle UCCP:
Resistenze al cambiamento
Mancata disponibilità di risorse economiche da investire
Diverse modalità organizzative regionali e tra asl nella stessa regione
Scarsa propensione all’integrazione tra ospedale e territorio
Tendenza alla prevaricazione di una categoria professionale su di un’altra e scarsa abitudine al lavoro in equipes.
29 Ottobre 2015
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