Ricciardi: “Calo speranza di vita è segnale di forte allarme. Regioni investano in prevenzione”
Ma cosa fare a questo punto? Per Ricciardi occorre “seguire l’esempio danese che rilevati i fattori di rischio (alcol e fumo principalmente) ha investito in prevenzione a 360 gradi e ha avuto risultati incredibili”.
Per quanto riguarda l’allarme in Italia Ricciardi ha ricordato che potrebbe esserci un legame tra il calo dell’aspettativa di vita e i tagli e alla scarsa prevenzione. “Certo che c’è. I tagli hanno diminuito i servizi dati ai cittadini e questo può aver contribuito insieme ad una scarsa prevenzione, al calo delle vaccinazioni, e ai pochi screening oncologici”.
“Noi stiamo incominciando a vedere un segnale d’allarme – ha precisato – e speriamo che il trend possa essere immediatamente invertito. Come? Vi pare normale che siamo l’ultimo paese al mondo per la prevenzione? Queste sono le grandi sfide e il Ministro ce la mette tutta, ma noi abbiamo una sanità frammentata”.
Altro commento sull’aumento della mortalità. “Abbiamo avuto la più grande epidemia di mortalità della storia dall’unità di Italia. I 54mila morti dell’anno scorso sono dovuti da un lato certamente ad una popolazione vecchia, ma dall’altro, ci sono state le complicanze da influenza (solo il 45% degli over 65 si è vaccinato) e poi di fatto i servizi che non riescono a dare risposte ai cittadini”.
Ricciardi è intervenuto anche sul modello H16 per la medicina di famiglia previsto dal nuovo Atto d’indirizzo per il rinnovo della convenzione. “Questi cambiamenti sono importanti ma non risolvono i problemi che abbiamo citato oggi. È chiaro che riorganizzazione servizi per garantire continuità assistenziale ai cittadini è cruciale. Però quello che noi dobbiamo fare è ripensare decisamente la struttura. Noi non possiamo avere regioni che hanno ancora il 90% degli ospedali con meno di 120 pl, che non vanno chiusi però ma vanno riconvertiti in strutture che vanno a presidiare questa continuità assistenziale”.
“Ora – ha spiegato Ricciardi – in Italia c’è una consolidata resistenza delle nostre amministrazioni regionali a non investire in prevenzione. Le regioni nonostante gli incoraggiamenti continuano a investire i soldi negli ospedali e poco in prevenzione. Noi siamo il fanalino di coda del mondo e iniziamo a vederne i primi effetti. Per questo noi guardiamo con attenzione il ritorno dello stato della competenza sulla sanità perché oggi non lo può fare”.
26 Aprile 2016
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