Rilanciare la ricerca pediatrica è una priorità. Ecco le proposte SIP e SIRP
Come risulta da una survey condotta dalla Società Italiana di Ricerca Pediatrica (SIRP) sui dati del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), nel 2005 il finanziamento complessivo per i Progetti di Ricerca di Rilevanza Nazionale (PRIN), di circa 131 milioni di euro, è stato impegnato per 1173 progetti di ricerca appartenenti a 14 aree disciplinari (chimica, fisica, biologica, medica, ingegneristica, giuridica, umanistica, ecc.). Di tale quota solo il 3,6% è stati destinato alla ricerca nel settore pediatrico (cioè con un pediatra come ‘Principal Investigator’). Percentuale è rilevante, ma certamente insufficiente.
Nonostante questo, l’Italia vanta in ambito pediatrico risultati lusinghieri. Se si esamina il numero di pubblicazioni per 1000 ricercatori il nostro Paese si colloca al 6° posto (Programma nazionale della ricerca 2011-2013), a dimostrare che il valore del singolo non è trascurabile e dovrebbe essere valorizzato. Ed ancora – stando a un’indagine della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), che ha messo a confronto la produzione scientifica italiana con quella dei colleghi dell’Unione Europea nel decennio 1995-2004 – il nostro Paese produce un discreto numero di lavori ma questi sono scarsamente citati nel contesto scientifico internazionale. Questo significa che per rafforzare la ricerca di qualità occorre finanziare solo progetti altamente competitivi sul piano internazionale.
Per rilanciare la ricerca pediatrica, in particolare la SIP e la SIRP hanno individuato quattro ambiti prioritari di intervento:
– non disperdere i finanziamenti, ma concentrarli in alcuni ambiti strategici, in primis la ricerca dedicata alle malattie croniche dei bambini (artrite reumatoide, malattia celiaca, malattie infiammatorie croniche dell’intestino, diabete mellito, epilessie, malattie autoimmuni, malattie renali, asma bronchiale, ecc.) e la pediatria preventiva, che risultano cruciali per la salute delle generazioni future;
– favorire un maggior collegamento tra formazione e ricerca, attraverso l’Università. Un buon esempio risultato è stato quello di aver ottenuto (grazie a SIRP ed al Collegio dei Professori di Pediatria (Co.P.U.Pe) di utilizzare 1 anno della Scuola di Specializzazione in Pediatria come Dottorato di Ricerca in Pediatria e di poter trascorrere un altro anno, durante il Corso di Specialità, in un Centro di Ricerca in Italia o all’estero. Inoltre, per motivare i giovani alla ricerca è necessario implementare le borse post dottorato, al fine di tenere nelle Università e nei Centri di Ricerca i migliori giovani italiani;
– favorire l’interdisciplinarietà della ricerca. I recenti progressi nel settore della ricerca in Biologia e Medicina, impongono ai ricercatori di cercare attivamente collaborazioni interdisciplinari. Gli studi di Genomica e di Biologia dei Sistemi in generale (proteomica, metabolomica, transcriptomica, ecc.), nonché le più recenti metodiche e tecnologie (microRNA, anticorpi monoclonali, microchips, NIRS, ecc.) costituiscono le nuove frontiere della ricerca ed hanno ovvie implicazioni e ricadute sulle malattie dei bambini. Si potrebbero fare molti esempi, ma alcuni settori della Pediatria hanno risentito molto fortemente negli ultimi anni dei progressi scientifici. Ad esempio, in Reumatologia Pediatrica è oggi possibile disporre di nuovi e numerosi farmaci che di già consentono, ma consentiranno ancora di più nel prossimo futuro, di personalizzare il trattamento dei bambini con artrite reumatoide;
– accrescere le risorse. L’ Italia dovrebbe investire almeno il 2,5-3% del PIL nella ricerca, in modo da recuperare il ritardo che purtroppo il nostro Paese ha accumulato negli ultimi lustri.
09 Maggio 2013
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