Scotti (Fimmg): “Non serve militarizzare, ma cambiare turni e organizzazione”
Quella appena illustrata, evidenzia Scotti, è “una proposta già ratificata in molte regioni e oltretutto già coerente con l'attuale accordo collettivo di lavoro nazionale, in un’ottica di continuità assistenziale con gli altri servizi territoriali. Così lasciando che di notte intervenga un servizio centralizzato gestito da una Centrale operativa con triage, collaterale se non proprio integrato al 118, così come avviene per i Tso psichiatrici al fine di consentire sempre l’identificazione del chiamante”.
“A chi in queste ore dice di voler risolvere il problema appoggiando il servizio di guardia medica alla sedi di polizia e carabinieri faccio presente – aggiunge Scotti – che in molte zone disagiate, in molti paesini delle vaste aree interne dell’Italia, la guardia medica è l’unica istituzione presente e stazioni e caserme delle forze dell’ordine sono spesso distanti molti chilometri. Anche l’esperienza con vigilanza privata, sperimentate in questi anni, si sono rivelate fallimentari. Gli orari notturni in situazioni non protette prestano il fianco alla vulnerabilità anche chi, essendo armato, può rappresentare un bersaglio con l’obiettivo di sottrarre l’arma di ordinanza da parte di malviventi disposti a tutto”.
“Negli ultimi anni – conclude il leader della Fimmg – non avere affrontato in questi termini il problema è già costato tragici episodi di aggressione soprattutto a carico delle donne con due colleghe uccise e innumerevoli denunce di rapine e aggressioni”.
19 Settembre 2017
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