Tumore rene: 1 paziente su 4 ha meno di 50 anni. Aiom: “Impegnarsi per modificare stili di vita errati sempre più diffusi”
Tutte queste iniziative sono state realizzate grazie al supporto non condizionato di Ipsen. I primi risultati del progetto sono presentati oggi a Roma in occasione della giornata conclusiva del XIX Congresso nazionale della Società Scientifica. “Abbiamo voluto insegnare ai cittadini di ogni fascia d’età come stare alla larga da una neoplasia ancora poco conosciuta – sostiene Carmine Pinto, Presidente Nazionale Aiom -. In particolare ci siamo rivolti a quelle persone che devono essere considerate particolarmente a rischio. Chi ha parenti di primo grado affetti da carcinoma può avere una maggiore probabilità di essere colpito dal tumore rispetto alla popolazione generale. Adesso vogliamo concentrarci sugli over 65 e dobbiamo insegnare loro come riconoscere i campanelli d’allarme. Più della metà delle diagnosi è, infatti, casuale e avviene di solito tramite un’ecografia addominale eseguita per altri motivi. I principali sintomi sono sangue nelle urine, dolore al fianco e presenza di una massa palpabile a livello addominale. E, come nel passato, andremo ad incontrare gli anziani sul territorio per tenere speciali lezioni di salute”.
Quest’anno il tumore del rene colpirà circa 13.600 italiani (9.000 uomini e 4.600 donne). Grazie a terapie sempre più “personalizzate” e alle diagnosi precoci, sette pazienti su dieci riescono a sconfiggere la malattia. “Se riusciamo a intervenire durante le prime fasi della patologia allora i tassi di sopravvivenza superano il 50% – afferma Giacomo Cartenì, Direttore dell’Oncologia Medica del Cardarelli di Napoli -. Negli ultimi anni è stata sviluppata una nuova classe di farmaci a bersaglio molecolare che hanno la capacità di colpire obiettivi cellulari precisi e impedire la crescita del cancro. Possono svolgere, per esempio, un’azione anti-angiogenica riuscendo a fermare la formazione di vasi sanguigni. Tra questi abbiamo nuovi inibitori tirosin-chinasi come cabozantinib, che hanno dimostrato di essere particolarmente efficaci anche per i pazienti in fase metastatica. In Italia tale molecola sta finalizzando l’iter per la rimborsabilità con l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Più armi a disposizione che vanno inserite in una strategia di cura che vede chirurgia, farmaci orali TKi multitarget, immunoterapia. Tutto questo per rendere sempre più “cronica” una malattia neoplastica come il carcinoma renale avanzato”.
Un altro pericolo per i pazienti è rappresentato dall’ipertensione arteriosa. “Chi ne soffre corre un maggiore rischio di sviluppare un carcinoma del rene rispetto a un normoteso – prosegue Claudio Cricelli, Presidente Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), che sostiene la campagna Aiom -. E’ una tipica condizione che contraddistingue la terza età, interessa un italiano su tre e si tratta di uno degli aspetti che noi medici di famiglia dobbiamo costantemente tenere monitorato. Le patologie cardiovascolari e le neoplasie renali sono strettamente collegate ed è possibile evitarle entrambe seguendo gli stessi semplici accorgimenti come non fumare, limitare il più possibile il consumo di bevande alcoliche, svolgere regolarmente attività fisica e seguire sempre una dieta sana ed equilibrata. Non è mai troppo tardi per conoscere e mettere in pratica le regole della prevenzione”.
Al congresso Aiom di Roma gli oncologi e i pazienti rinnovano l’appello alle Istituzioni per favorire l’accesso alle migliori cure su tutto il territorio. “Nelle varie regioni esistono ancora troppe differenze di accesso ai trattamenti terapeutici, sia per quanto riguarda i nuovi farmaci sia la qualità dei centri di chirurgia oncologica – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) -. Consistenti miglioramenti anche sul piano legislativo sono comunque stati ottenuti e molto è stato fatto per far conoscere ai pazienti – attraverso www.oncoguida.it – il rischio chirurgico presente in quei centri il cui numero dei casi di rene trattati chirurgicamente è addirittura inferiore a 5 l’anno”.
29 Ottobre 2017
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