Aggressioni in corsia. L’Anaao chiede la scorta per gli operatori sanitari

Aggressioni in corsia. L’Anaao chiede la scorta per gli operatori sanitari

Aggressioni in corsia. L’Anaao chiede la scorta per gli operatori sanitari
”Ormai è uno stillicidio che nessuno riesce a fermare. Allora dateci almeno la scorta per poter lavorare fino a militarizzare gli ospedali se fosse necessario” questa la provocazione lanciata dal Segretario nazionale Di Silverio di fronte al lungo elenco di aggressioni.

“E’ di ieri l’ultimo episodio di violenza ai danni di un collega medico. Ormai è uno stillicidio che nessuno riesce a fermare. Allora dateci almeno la scorta per poter lavorare fino a militarizzare gli ospedali se fosse necessario”.

È questa la provocazione lanciata dal Segretario Nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio di fronte al lungo elenco di aggressioni.

“Sono quotidiani ormai i raid ai danni dei colleghi e soprattutto delle colleghe le più bersagliate dalle aggressioni in corsia”, commenta Di Silverio. “Ma di contro, permangono tutte le condizioni che le determinano, nell’indifferenza delle istituzioni. Non possiamo esercitare una professione così delicata e impegnativa in un clima di paura costante anche solo di entrare in ospedale”.

“Siamo convinti – prosegue – che l’educazione, per quanto fondamentale per quel radicale cambiamento culturale che serve a fermare episodi di violenza contro chi ogni giorno lavora per garantire standard di salute elevati, non basta, perché viviamo in uno stato di emergenza continuo, lasciati soli a contrastare i sempre più frequenti accessi di ira da parte dei pazienti o peggio dei loro parenti. E la paura di ritorsioni impedisce alla maggior parte dei colleghi di denunciare le aggressioni subite”.

“La grave carenza di personale e la pessima organizzazione del lavoro caratterizzata dal crescente peggioramento delle condizioni in cui viene svolto, la crescente difficoltà con cui i cittadini accedono alle prestazioni sanitarie erogate dal SSN, ci impediscono di esercitare al meglio la nostra professione, che è fatta anche di tempo per il paziente, di disponibilità all’ascolto, di attenzione al dolore, di empatia con chi a noi si rivolge in momenti di sofferenza. Condizioni che diventano sempre più difficili. E allora la soluzione più immediata è fuggire dal servizio sanitario pubblico, soluzione a cui ricorrono almeno 7 colleghi ogni giorno”.

“I tempi delle riforme e degli interventi strutturali, pur indispensabili, sono lunghi e nell’immediato bisogna dare risposte certe a migliaia di colleghi per garantire sicurezza e serenità. E questo è compito delle istituzioni. Chiediamo interventi sostanziali e coraggiosi, chiediamo la riorganizzazione delle cure sul territorio per contenere gli accessi ai Pronto Soccorso, l’aumento di posti letto e di personale altrimenti saremo costretti ad abbandonare gli ospedali”.

22 Febbraio 2024

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