Anche i pediatri vogliono la diagnostica in studio

Anche i pediatri vogliono la diagnostica in studio

Anche i pediatri vogliono la diagnostica in studio
La richiesta di un'apposita integrazione nella legge di Bilancio viene oggi dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) che rilancia l’iniziativa del Ministro della Salute Speranza di dotare la medicina del territorio di strumenti diagnostici.

“E’ necessario che anche gli studi dei Pediatri di Famiglia siano meglio strutturati con apparecchiature diagnostico-terapeutiche a risposta rapida. E’ indispensabile completare il progetto di una più forte presa in carico da parte delle Cure Primarie delle patologie acute e croniche che trovano in questo contesto il primo contatto con il servizio sanitario nazionale”
 
Questo l’appello lanciato oggi da Paolo Biasci, presidente nazionale della FIMP che sottolinea come in tal modo “si potrebbero assicurare interventi assistenziali, in ambito di rapporto fiduciario, indispensabili a garantire a bambini e adolescenti, analogamente ed in modo spesso più efficace dei pazienti adulti, una risposta immediata ed adeguata ai bisogni di assistenza”.
 
“L’obiettivo – secondo Biasci – è diminuire gli accessi impropri a cure di secondo livello e al Pronto Soccorso, raggiungendo anche obiettivi in termini di appropriatezza prescrittiva e riduzione di costi e ricoveri. La FIMP ha perciò richiesto al Ministero ed alle Regioni di completare la Legge di Bilancio prevedendo un investimento nell’ambito organizzativo dell’intero setting delle Cure Primarie. Bisogna che siano comprese anche le esigenze dei più giovani”.
 
“L’evoluzione delle cure pediatriche – sottolinea poi Mattia Doria, segretario nazionale alle attività scientifiche della federazione – permette oggi, grazie alla disponibilità di test diagnostici e strumentali point-of-care (self help di studio), di circoscrivere la gestione di numerose patologie acute e croniche all’interno delle Cure Primarie”.
 
In particolare Doria fa riferimento “alla gestione delle malattie acute febbrili e infettive attraverso la disponibilità di test rapidi per il riconoscimento dello streptococco beta-emolitico di gruppo A, il dosaggio della proteina C reattiva, l’esame emocromocitometrico, lo studio del campione di urine (multistix) e di strumenti di diagnosi dell’otite media acuta (otoscopio pneumatico e impedenziometro), che permetterebbero una riduzione dell’accesso ai servizi ospedalieri (pronto soccorso, laboratorio) e un utilizzo più consapevole e appropriato della terapia antibiotica, contribuendo alle strategie del piano nazionale contro l’anti-microbico resistenza (AMR)”.
 
Ma non solo, secondo Doria rientrerebbero nelle potenzialità anche “la gestione delle patologie allergiche attraverso la dotazione diffusa di skin prick test e spirometria che permetterebbe un approccio diagnostico (quindi, anche terapeutico) più tempestivo e specifico, con una netta riduzione dell’accesso ai servizi allergologici che oggi sono gravati da lunghe liste d’attesa”.
 
“Per strutturare un progetto di Cure Primarie Pediatriche più adeguato alle necessità assistenziali attuali – conclude Biasci – occorre consolidare e trasferire in esse tutte le attività diagnostico-assistenziali riconducibili ad un Primo Livello di Cure pediatriche e sviluppare, in tutto il territorio nazionale, modelli strutturali che permettano una adeguata e globale presa in carico dei bisogni sanitari dei soggetti in età pediatrica, con l’indispensabile supporto di efficienti strumenti di diagnostica ambulatoriale. E’ quello che speriamo di realizzare per la salute dei nostri bambini”.

22 Novembre 2019

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