Ancora sulla rappresentanza medica. Ci si agita molto… ma con quali risultati concreti?

Ancora sulla rappresentanza medica. Ci si agita molto… ma con quali risultati concreti?

Ancora sulla rappresentanza medica. Ci si agita molto… ma con quali risultati concreti?
Se dobbiamo essere onesti le manifestazioni nazionali organizzate dai sindacati, gli scioperi dichiarati senza piattaforme e in generale una protesta senza progetto, hanno portato a ben poco. Così come le stesse conferenze nazionali della Fnomceo, compresa l’ultima di Rimini

Vorrei riassumere a beneficio dei lettori, la tesi conclusiva dell’articolo precedente: se la rappresentanza dei medici non entrerà in un’ottica di cambiamento i medici si dovranno rassegnare al declino.
 
Adeguare la rappresentanza per salvare la professione dal declino vuol dire tante cose: cambiare dirigenti, rinnovamento generazionale, riorganizzazione interna, investimenti in cultura, altra strategia, capacità progettuale ma anche a parità di leadership cambiare modi di essere, abitudini, liturgie, deburocratizzazione.
 
Cioè usare meglio quello che c’è. Per fare questo però bisogna riconvertire la leadership alla decidibilità…impresa in sé per tanti motivi non semplicissima. Credo poco sia alla palingenesi decisa da coloro che dalla palingenesi avrebbero tutto da perdere sia alla possibilità di cavar sangue dalle rape…rape come tutti sanno che pur esistono …ma qualcosa bisogna fare
 
Per riconvertire la leadership alla decidibilità per prima cosa bisogna risolvere il suo peggior “vizio” quello dell’inconseguenza:
· organizzare qualcosa  ma senza produrre effetti;
· mancanza di connessione logica o di coerenza tra ciò che si pensa e ciò che si fa.  
 
L’inconseguenza è il “fare senza fare”, il dichiarare senza deliberare, l’analisi senza decisioni quindi il rito che ricorre fine a se stesso rivolto ad appagare le necessità di ruolo del proprio apparato.
 
Esempi di inconcludenza sono state: le manifestazioni nazionali organizzate dai sindacati, gli scioperi dichiarati senza piattaforme, in generale la protesta senza progetto.
 
Esempi di incoerenza logica invece sono state le tre conferenze nazionali organizzate sulla professione dalla Fnomceo, gli “stati generali”, quasi tutti i congressi degli ordini provinciali, la proposta del “centro studi e documentazione” della Fnomceo (professione medica nel terzo millennio), la proposta di legge sul riordino degli ordini, l’adeguamento del codice deontologico, ecc.
 
Per far comprendere concretamente cosa intendo per inconseguenza vorrei servirmi come esempio della 3ͣ Conferenza nazionale della professione medicaguardiamo al futuro, quale medico, quale paziente quale medicina nel Ssn” (19/21 maggio Rimini).
 
La convention di Rimini è stata come le altre inconseguente, perché? Ecco come nasce l’inconseguenza:
· rispetto ad un titolo/tema  impegnativo che implicava una progettualità la convention  è stata organizzata senza progettualità cioè senza preparazione, senza tesi di riferimento, senza ipotesi di lavoro. Nella mia vita non ho mai visto una convention partorire una idea (topolini a parte) senza un’adeguata preparazione. Le conferenze hanno lo scopo di discutere e di deliberare. Le idee di riferimento se ce ne sono si preparano prima e il gruppo dirigente se ne assume la responsabilità;
 
· tutta la preparazione della convention è consistita in una distribuzione ragionata di incarichi, di combinazioni, di  allocazione di persone, con l’obiettivo di dare a tutti un “pennacchietto” per cui la scelta dei temi  è apparsa  del tutto funzionale alle persone da coinvolgere usando il “pennacchietto come una forma di legittimazione interna;
 
· la conferenza non è stata introdotta da nessuna relazione sulla crisi della professione e che si prendesse la responsabilità di indicare percorsi e soluzioni e né è stata conclusa con una relazione di sintesi  e meno che mai con un documento operativo conclusivo…quindi una conferenza senza inizio e senza fine, come se il gruppo dirigente fosse per qualche ragione volutamente tra parentesi;
 
· l’intera “questione medica” è stata spacchettata in tanti sub problemi (workshop, sessioni, gruppi di lavoro) con l’effetto di dissolverla facendo perdere alla conferenza il suo senso strategico e il suo significato politico fino a farla scadere alla classica  “lista della spesa”;
 
· i temi spacchettati sono  stati delegati al senso comune che  in nessuna commissione ha prodotto un qualche significativo valore aggiunto;
 
· in tutta la convention forte si è avvertita l’influenza di un pensiero paragovernativo che non ammette la “questione medica” in particolare in alcune relazioni esterne collocabili tra Fnomceo e governo e nello stesso tempo l’influenza di un pensiero piuttosto vicino all’ idea di medicina amministrata.
 
Tutto ciò ha creato in molti medici un senso di grande ambiguità:
· c’è un forte decadimento della professione però non è così grave come si dice… tiriamo a campare;
· non si tratta di cambiare  molto ma di aggiustare qua e là;
· nesssuna responsabilità del gruppo dirigente quindi nessun bisogno di cambiare lo stato delle cose;
· nessun problema di  collateralismo governativo  è del tutto normale avere ruoli multitasking;
· l’autonomia  è relativa al rispetto di certe “raccomandazioni” e di certi “precetti” quindi è negoziabile.
 
E’ noto che mi sono battuto pubblicamente per l’autonomia della Fnomceo nei confronti del governo, è altrettanto nota la mia convinzione che la promiscuità dei ruoli ha finito alla lunga per danneggiare la professione riducendone l’autonomia. E’ anche nota la mia critica alla proposta di riforma degli ordini che in tempi non sospetti ho giudicato inadeguata a gestire le grandi contraddizioni della deontologia professionale.
 
Ed infine è nota la mia avversione mai dissimulata per la medicina amministrata anche nelle forme “slow. Per cui non ho potuto fare a meno di notare vistose smagliature nella linea espressa a Rimini dal gruppo dirigente.
 
Ma non tocca a me trarre conclusioni sulle contraddizioni dell’attuale leadership della Fnomceo. A me analista tocca però descrivere i fenomeno: la rappresentanza dei medici è inconseguente rispetto alla crisi della professione perché conseguente ad un pensiero subalterno che rifiutando di fatto la “questione medica” ammette solo correzioni marginali dello stato drammatico delle cose
 
Questa leadership si esprime in modo inconseguente perché in realtà   non appare orientata a rilanciare la professione, come a parole dice di voler fare, ma piuttosto a vendere “sotto banco” i gioielli di famiglia. 
Vedremo nel prossimo articolo se questo è vero o no.
 
Ivan Cavicchi

Ivan Cavicchi

16 Giugno 2016

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