Antibiotico-resistenza, tra le azioni di prevenzione anche un nuovo sistema per igienizzare gli ospedali

Antibiotico-resistenza, tra le azioni di prevenzione anche un nuovo sistema per igienizzare gli ospedali

Antibiotico-resistenza, tra le azioni di prevenzione anche un nuovo sistema per igienizzare gli ospedali
Sul tema si sono confrontati i massimi esperti nel corso della tavola rotonda su “Piani e azioni di contrasto ai fenomeni di antibioticoresistenza e ICA” organizzata nell’ambiot della 14à edizione del Forum Risk Management a Firenze

La risoluzione approvata dalla Commissione Affari Sociali nella lotta contro la resistenza è un importantissimo primo passo verso la piena attuazione al Piano nazionale contro la resistenza antimicrobica. Ma tra i venti punti sarebbe stato necessario inserire un’azione più determinata sull’igiene negli ambienti ospedalieri.
 
È quanto emerso al Forum Risk Managemant di Firenze nel corso della tavola rotonda su “Piani e azioni di contrasto ai fenomeni di antibioticoresistenza e ICA”, alla quale hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti nel campo della ricerca, delle indagini e dell’analisi dei dati su un fenomeno definitivo allarme globale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
“In Europa si stimano oltre 33.000 morti, in Italia il numero pericolosamente più alto, sono oltre10.000 – ha detto Maria Carla Zotti, del dipartimento sanità pubblica dell’Università di Torino – Dati terribili, e sappiamo che quelli che arrivano dagli ospedali sui processi di sanificazione sono allarmanti, peraltro stabilmente allarmanti da anni. Bisogna affidarsi alla ricerca scientifica su campo e non solo in vitro per dare risposte e io credo che le recenti ricerche possano aiutarci”.
 
Tra i relatori anche Stefania Iannazzo, coordinatrice del Piano nazionale di contrasto all’antimicrobica resistenza del Ministero della Salute, alla quale è stato tributato il plauso per il lavoro svolto in questi anni in favore della salute pubblica. “Non posso che essere soddisfatta dalla circostanza che il nostro lavoro sia stato determinante per la risoluzione.  I venti punti sono un ottimo punto di partenza – ha proseguito – e credo che dal nostro gruppo di lavoro arriveranno altri dati e nuove analisi per completare una emergenza che l’Italia deve affrontare con un piano emergenziale ancora più forte che gli altri Paese proprio perché siamo i primi per numero di morti, quelli che hanno maggiori fronti aperti su questa materia”.
 
Gianluca Quaglio, della direzione ricerca del Parlamento Europeo, che ha ricordato “che i trattati dell’Unione non hanno la sanità, capitolo che è stato lasciato alla programmazione dei singoli Stati membri, ma la lotta all’antibiotico resistenza attraverso i fondi per la ricerca ha trovato fondi e strumenti, proprio perché il livello di emergenza è altissimo e a Bruxelles nessuno vuole trascurarlo”.
 
Tiziana Nicoletti, ha parlato delle campagne di informazione che Cittadinanza attiva ha sviluppato per parlare ai cittadini, raccogliere gli elementi delle criticità e proporre suggerimenti. E lanciando “La gara che vorrei” per gli acquisti in sanità, azione in cui i cittadini partecipano ai processi di formazione delle gare, con grande beneficio per le stazioni appaltanti come già sperimento in Toscana e Campania.
 
A catturare interesse da parte della numerosa platea l’intervento della professoressa Elisabetta Caselli, dell’Università di Ferrara, che ha presentato i dati di una ricerca multicentrica condotta insieme agli atenei di Milano – Bocconi, Pavia, Udine e Messina, e che ha portato alla pubblicazione su numerose riviste scientifiche di risultati sorprendenti. “Veniamo da dieci anni di sperimentazioni, dal lavoro in vitro siamo passati alla sperimentazione in vivo con un sistema a base di probiotici. Si tratta di una competizione – ha spiegato – tra batteri buoni contro batteri cattivi. I batteri buoni producono enzimi che disgregano lo sporco e il biofilm, impediscono la crescita di quelli cattivi, e ne prevengono la ricolonizzazione. Abbiamo sperimentato il sistema PCHS in numerosi ospedali, ottenendo risultati migliori rispetto a quelli ottenuti con igienizzazione a base di disinfettanti chimici. Gli studi hanno dimostrato che la contaminazione da patogeni si abbatte del 80%, con ripercussioni molto significative su antibiotico-resistenza e infezioni. I risultati sono a disposizione, adesso la fase di studio lascia il campo alla burocrazia che deve prendere atto di questa tecnica innovativa. Ma questo – ha concluso – è un campo che, per fortuna, non appartiene a noi scienziati”.
 

29 Novembre 2019

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