Apicoltura. L’Ordine dei veterinari contro uso antimicrobici: “Sono un pericolo per api, uomo e ambiente”

Apicoltura. L’Ordine dei veterinari contro uso antimicrobici: “Sono un pericolo per api, uomo e ambiente”

Apicoltura. L’Ordine dei veterinari contro uso antimicrobici: “Sono un pericolo per api, uomo e ambiente”
La Fnovi evidenzia come “le api trattate, potrebbero diventare vettore di "antibiotico-resistenza", senza alcuna possibilità di controllo”. Il fenomeno riguarda oltre 14 milioni di alveari europei.  In ogni alveare in produzione, vivono circa 60.000 api.  

La Fnovi è contraria all'introduzione di antimicrobici in apicoltura: “Il loro utilizzo rappresenta un pericolo reale  per la salute dell'ambiente, degli animali e dell'uomo.  Le api trattate, potrebbero diventare vettore di "antibiotico-resistenza", senza alcuna possibilità di controllo”. E per Con sensibilizzare, informare e responsabilizzare l'opinione pubblica ad una posizione di consapevole opposizione la Fnovi ha lanciato un vera e propria campagna.
 
“Il fenomeno – evidenzia la Federazione in una nota – riguarda oltre 14 milioni di alveari europei.  In ogni alveare in produzione, vivono circa 60.000 api. Ogni alveare immette sul territorio 30.000 soggetti al giorno, da febbraio a novembre che perlustrano ogni fiore nel raggio di tre chilometri. Trentamila soggetti per 14.000.000 alveari hanno contatti con tutte le piante che possono dare polline e nettare, melata, propoli. Ogni singola ape quotidianamente compie da 1000 a 3000 viaggi”.
 
“Ogni ape – prosegue – infila la sua proboscide nei nettari, con la lingua lambisce il nettare o la melata, ogni ape si struscia sugli stami e preleva con la sua peluria il polline ridistribuendolo dentro gli ovidutti di altre migliaia di fiori. Quell'ovario sarà un frutto o un seme: un alimento, un mangime. La salute dell'uomo, degli animali e dell'ambiente deve essere più importante di ogni interesse economico. I danni che l'Europa subirebbe dalla registrazione di antimicrobici per l'apicoltura, sarebbero incommensurabili e in contrato con le politiche di riduzione degli antibiotici nell’uomo e negli animali”.
 
“Perché si vogliono  introdurre gli antimicrobici in apicoltura? Perché l'uso sistematico di antimicrobici blocca le forme cliniche pestose, nascondendole senza arrestarne la diffusione e ferma lo sviluppo di funghi, riducendo notevolmente il costo di mano d'opera impiegato nell'allevamento intensivo ed industriale. La pressione dell'apicoltura industriale non deve indurre l'industria del farmaco a registrare antimicrobici e antifungini da impiegarsi in apicoltura, con conseguenze rovinose.
 
Finora, l'assenza della determinazione di LRM (Limite Massimo Residuale) nel Reg. UE 37/2010, per antimicrobici nel miele ha impedito l'autorizzazione all'immissione in commercio di nuovi farmaci antibatterici ed antifungini destinati alle api facendo del miele uno dei pochi cibi in Europa in cui tali residui non sono ammessi
L’introduzione dell’LRM nel miele è circostanza favorevole agi interessi economici dell’apicultura industriale, dell’industria farmaceutica e ai grandi importatori di miele asiatico e americano contaminato dai farmaci”.
 
“L'Europa – conclude la nota – potrà difendere il proprio (territorio) ambiente, gli interessi dei propri allevatori  e la salute dei cittadini soltanto promuovendo produzioni salubri, di alta qualità, in quanto provenienti da animali sani, non dipendenti da antibiotici”.

01 Settembre 2015

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