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Speciale formazione Ecm. Mangiacavalli (Fnopi): “Concordato con Cogeaps l’invito a tutti i professionisti a mettersi in regola entro l’anno”


Terzo appuntameno della nostra inchiesta sull’Ecm con l’intervista alla Presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche che conferma: “Formazione è lo ‘zaino’ del professionista. Necessario riempirlo costantemente. Quello che a noi interessa è far passare la cultura dell’obbligo morale e deontologico nei confronti dell'assistito. Certo che poi c'è anche l'adempimento normativo”

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La formazione di un professionista sanitario intesa come uno “zaino” contenente tutto ciò che occorre per relazionarsi con l’assistito. Uno zaino però che va costantemente riempito con le nuove conoscenze e le nuove best practice che derivano dal progresso della professione e dalle evidenze scientifiche. Per questo, secondo il Presidente della Fnopi (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) Barbara Mangiacavalli è fondamentale che tutti i professionisti sanitari si mettano in regola con l’obbligo ECM in scadenza il prossimo 31 dicembre. Non solo perché si tratta di un obbligo di legge ma anche per «mantenere una formazione sempre all'altezza delle situazioni assistenziali che si presentano».

Presidente, a dicembre scade il nuovo triennio formativo ECM. Restano dunque pochi mesi per mettersi in regola. Molti professionisti sanitari rischiano di non esserlo, verranno sanzionati?
Sicuramente questa scadenza è una scadenza importante. Con il Cogeaps abbiamo concordato una modalità per cui partiranno delle lettere con cui, dopo aver ricordato la scadenza, invitiamo tutti i professionisti sanitari a mettersi a regola. C'è ancora tempo, anche perché l'offerta formativa delle Federazioni è comunque importante. L'obiettivo, ovviamente, non è di tipo sanzionatorio. L'obiettivo è culturale e scientifico, per fare in modo che professionisti acquisiscano anche una modalità comportamentale, insita nell’esercizio di una professione sanitaria, che è quella di mantenere una formazione sempre all'altezza delle situazioni assistenziali che si presentano.

Tra le ripercussioni per chi non rispetta l'obbligo, per effetto della legge Gelli c'è anche l’impossibilità di avere la copertura assicurativa. Un rischio molto elevato per tutti i professionisti sanitari.

Assolutamente sì. Però siamo sempre in quel filone in cui la formazione è intesa come un obbligo e se non si adempie all'obbligo c’è una sanzione. La federazione degli infermieri vorrebbe pian piano far passare invece un messaggio culturale un po’ diverso: si tratta sì di un obbligo ma è un obbligo morale deontologico. Il nostro codice deontologico lo ha ben sancito: la formazione è quello zaino che ogni professionista ha e in quello zaino c'è tutto quel che occorre per entrare in relazione con l’assistito. E allora quello zaino io lo devo manutenere, devo vedere cosa c'è dentro perché anche la formazione scade in termini di evidenze scientifiche. Quello che a noi interessa è far passare la cultura dell’obbligo morale e deontologico nei confronti dell'assistito. Certo che poi c'è anche l'adempimento normativo. La legge che è passata lo scorso dicembre ha definito che se un professionista non è in linea con i crediti ECM per almeno il 70% corre il rischio di non trovare copertura assicurativa. Noi vorremmo scongiurare questo rischio, lavorando appunto su questi mesi, su questa cultura e magari anche ipotizzando progetti formativi che diventino più accattivanti per i professionisti. Se posso permettermi, esiste ad esempio una modalità formativa che adesso è molto utile per i professionisti: la modalità della formazione con la simulazione, cioè simulare scenari assistenziali complessi che magari capitano poche volte e che rischiano di non trovare professionisti pronti. Quindi un ripensamento e un ridisegno necessario di una formazione continua che è necessaria e fondamentale per i professionisti.

La pandemia e l'emergenza continua dettata anche dalla carenza di personale potrebbero portare ad un nuovo allentamento delle maglie? Io mi auguro proprio di no, perché altrimenti si svilisce il senso della formazione continua. Quando nel 1999 è nato questo programma aveva un senso ed era radicato nelle evidenze scientifiche disponibili all’epoca. Queste evidenze ci dicevano che le conoscenze scientifiche cambiano e perdono di valore e di efficacia del 50% ogni 10 anni. Il che significa che se ho un infermiere laureato da vent'anni, sostanzialmente potrebbe dover rivedere il 100% delle sue conoscenze e delle sue competenze. Ecco il senso di una formazione continua. Si chiama continua proprio perché deve servire a tenere aggiornato questo zaino che ogni professoressa ha.




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15 luglio 2022
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