Buon 8 marzo a tutte le professioniste della salute. Anche se c’è poco da festeggiare

Buon 8 marzo a tutte le professioniste della salute. Anche se c’è poco da festeggiare

Buon 8 marzo a tutte le professioniste della salute. Anche se c’è poco da festeggiare
Ad una presenza sempre più numericamente maggioritaria della componente femminile tra le professioni della salute nel SSN, non corrisponde affatto un’adeguata presenza nell’affidamento degli incarichi più elevati sia professionali che gestionali, in particolare nella dirigenza medica.

C’è qualcosa da festeggiare? Molto poco, addirittura è in corso uno sciopero dei trasporti e non solo e non mi pare per protestare contro la condizione femminile in Italia! Che cattivo gusto sindacale, reiterato, tra l’altro come nell’8 marzo 2018.

In sanità, anche tra i medici, è sempre più prevalente la presenza dell’occupazione femminile non solo tra le professioni di infermiere, ostetrica, psicologo, farmacista etc ma anche tra i medici, i tecnici sanitari, i tecnici della prevenzione etc per il cittadino è sempre più una garanzia non solo di maggiore competenza professionale ma anche di maggiore umanità nelle cure di un professionista della salute di genere femminile…è elementare…

Tuttavia, ad una presenza sempre più numericamente maggioritaria della componente femminile tra le professioni della salute nel SSN, non corrisponde affatto un’adeguata presenza nell’affidamento degli incarichi più elevati sia professionali che gestionali, in particolare nella dirigenza medica.

Il rinnovo contrattuale della dirigenza medica e sanitaria, le cui trattative riprenderanno il 13 marzo p.v., potrebbe e dovrebbe essere l’occasione per inserire strumenti normativi non per favorire ma per tutelare la pari opportunità alle dirigenti di partecipare alle selezioni per gli incarichi dirigenziali nelle graduazioni più elevate sia professionali che gestionali.

Si tratta non di favorire una dirigente perché donna, ma di metterla in condizione di avere le medesime opportunità e possibilità, non una di meno né una di più, di essere valutata nell’affidamento dell’incarico dirigenziale al pari del collega di genere maschile, mi è ancora fresco il ricordo del suicidio di una dirigente medico avvenuto nel 2017, perché se pur brava e competente veniva discriminata negli affidamenti degli incarichi, evidentemente in quanto donna.

Così come la violenza nei confronti degli operatori viene compiuta in prevalenza verso quelli di genere femminile…su questo argomento sta crescendo, specie grazie alle rappresentanze professionali e sindacali, un movimento positivo e propositivo.

Violenza alle donne che, purtroppo si diffonde sempre più “intramoenia in domus” per usare un termine ormai sanitario, definito dai media con un orrendo ossimoro “amore criminale” che fa della donna un oggetto di proprietà dell’uomo alla quale non vengono neanche riservate le medesime tutele e rispetto della vita riservate agli animali domestici.

La mattanza quasi quotidiana di donne uccise dal proprio coniuge, convivente, compagno o fidanzato, segnale di un ritorno indietro di decenni rispetto alla crescita culturale nelle grandi stagioni dei diritti ad iniziare dagli anni Settanta del secolo passato, a mio giudizio può essere debellata se, sia giuridicamente che nei comportamenti individuali e collettivi, lo Stato e la Società siano in grado di utilizzare la medesima forza di fuoco utilizzata negli anni di piombo per combattere e neutralizzare il terrorismo rosso e nero.

Si tratta, quindi, di darsi una legislazione speciale di polizia e di giustizia altrettanto dura, come fu quella contro il terrorismo, anche e soprattutto nella prevenzione: quante donne dopo aver segnalato, anche ripetutamente, le violenze del proprio partner alle Autorità, dalle quali non sono state sufficientemente tutelate, dal medesimo partner sono state trucidate… meglio una limitazione temporanea di diritti di un uomo violento che una morte definitiva di donna!

Ma soprattutto l’isolamento, il disprezzo, la condanna, senza se e senza ma, del maschio violento ed assassino da parte della stragrande maggioranza se non della quasi totalità degli uomini, sarebbe il migliore antidoto contro la strage di donne in Italia.

Del resto il terrorismo rosso iniziò la sua fine con l’assassino di Guido Rossa, vedendosi negare, grazie anche all’iniziative di partiti e sindacati soprattutto della  sinistra, qualsiasi radicamento nella popolazione…sogno cortei di milioni in prevalenza di  uomini che scendano in piazza contro la violenza e le stragi nei confronti delle donne da parte dei “loro” uomini: tanti troppi “Guido Rossa” tra le donne….è ora che i maschi si ribellino come gli operai, i lavoratori, gli studenti e gli intellettuali fecero contro il terrorismo.

Saverio Proia

Saverio Proia

08 Marzo 2019

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