Cardiologia. Anmco, con gli stent riassorbibili vantaggi per donne e giovani

Cardiologia. Anmco, con gli stent riassorbibili vantaggi per donne e giovani

Cardiologia. Anmco, con gli stent riassorbibili vantaggi per donne e giovani
Rispetto ai dispositivi standard dimezzano il rischio di una successiva chiusura della coronaria. Ridotta del 40% la probabilità di angina. Questi i risultati di oltre 30 studi presentati in anteprima al Congresso nazionale dell’Associazione medici cardiologi ospedalieri che si apre oggi a Firenze.

Adatti alle donne, perché più compatibili con i vasi femminili, e ai giovani, nei quali riduce il rischio di eventuali reazioni avverse dovute alla presenza di uno stent permanente che si potrebbero verificare con gli anni.
Sono queste le atout del nuovo stent riassorbibile BVS (bioreasorbable vascular scaffold, impalcatura vascolare bio-riassorbibile), arrivato in Italia lo scorso settembre e già utilizzato con successo su oltre 500 pazienti per un totale di oltre 1.000 dispositivi impiantati in circa 80 centri ospedalieri su tutto il territorio nazionale. Un stent rivoluzionario, è infatti efficace nel mantenere aperta la coronaria tanto quanto i consueti stent metallici medicati, inoltre riduce inoltre la probabilità di andare incontro ad aritmie successive all’intervento.
 
I risultati ottenuti in poco meno di un anno di esperienza clinica e i dati raccolti in oltre 30 ricerche condotte sul BVS sono stati presentati e discussi in anteprima al Congresso Nazionale dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO), in corso a Firenze fino al 1 giugno.
 
Il dispositivo BVS è realizzato con lo stesso materiale dei punti di sutura riassorbibili, un polimero dell’acido polilattico, e ha l’aspetto di una gabbietta di plastica di forma cilindrica. Dopo sei mesi dall’impianto il polimero comincia a dissolversi per sparire completamente nell’arco di due-tre anni, dopo aver mantenuto aperta la coronaria per il tempo necessario affinché non si richiuda, lasciando il vaso libero di tornare al proprio stato naturale. È ricoperto di un farmaco antiproliferativo che viene pian piano rilasciato nel vaso per ridurre la possibilità di formazione di nuovi trombi, assicurando così il ripristino del flusso di sangue al cuore proprio come un normale stent metallico.
 
Disponibile in varie lunghezze e diametri, è già utilizzato in clinica in Europa, Medio Oriente, e in parte dell’Asia Pacifica e dell’America Latina. Gli oltre 30 studi condotti finora con BVS dimostrano che il dispositivo, rispetto agli stent metallici medicati, quasi dimezza il rischio che il vaso si chiuda di nuovo (4,9 contro 8,5% dei casi) e diminuisce di circa il 40% il tasso di angina (che si manifesta nel 16,5 contro il 25,8% dei casi) grazie probabilmente a una maggiore adattabilità e a minori lesioni al vaso dovute alla sua riapertura, a una migliore calibrazione del supporto rispetto al diametro del vaso.
 
“I dati raccolti dall’esperienza italiana su oltre mille casi suggeriscono inoltre che questo dispositivo sia particolarmente adatto per l’uso nelle pazienti di sesso femminile – commenta Francesco Bovenzi, presidente ANMCO – infatti le donne, oltre ad avere vasi più piccoli e tortuosi sui quali è più complesso intervenire, hanno anche una reattività biologica vasale diversa rispetto agli uomini che si manifesta ad esempio con una maggiore motilità; inoltre, le coronarie femminili diventano più fragili quando, con la menopausa, vengono meno gli effetti protettivi degli estrogeni. Uno stent che con il tempo si dissolve, diventando man mano sempre meno invasivo, interferisce perciò di meno con la reattività vascolare femminile, migliorando la compatibilità fra vaso e dispositivo”.
 
Lo stent è infatti pur sempre un “corpo estraneo”, il fatto che il dispositivo temporaneo BVS si dissolva offre la possibilità di un potenziale recupero della normale funzionalità e reattività della coronaria. I benefici a lungo termine sono significativi: il vaso, quando lo stent non permanente si è dissolto, può di nuovo restringersi e dilatarsi per aumentare il flusso di sangue al cuore in risposta alle normali attività, reagendo nuovamente agli stimoli fisiologici.
 
Lo stent riassorbibile consente inoltre maggiori opzioni diagnostiche e terapeutiche, perché nell’arco di due – tre anni è come se non fosse mai esistito; inoltre, diminuisce la necessità di trattamenti a lungo termine con farmaci anticoagulanti e preserva i vasi per eventuali futuri interventi che si dovessero rendere necessari. “Anche per questo – spiega Leonardo Bolognese, direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Neurologico dell’Azienda Ospedaliera di Arezzo – sembra particolarmente adatto all’utilizzo in pazienti giovani, che potrebbero avere la necessità di essere sottoposti in futuro a nuovi interventi”.

30 Maggio 2013

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