Carenza medici. Ecco le proposte regionali: contratti a partita Iva, laurea abilitante, contratti formazione-lavoro e molto altro. Il documento al vaglio dei Presidenti

Carenza medici. Ecco le proposte regionali: contratti a partita Iva, laurea abilitante, contratti formazione-lavoro e molto altro. Il documento al vaglio dei Presidenti

Carenza medici. Ecco le proposte regionali: contratti a partita Iva, laurea abilitante, contratti formazione-lavoro e molto altro. Il documento al vaglio dei Presidenti
Un pacchetto di proposte molto articolato quello contenuto nel documento, ormai quasi definitivo, messo a punto dai tecnici delle Regioni e che dovrebbe arrivare sul tavolo "politico" la settimana prossima. Le proposte regionali intendono sia affrontare l’emergenza che investe molte realtà regionali e che ha portato molti Enti locali a studiare soluzioni tampone, sia quello di rendere uniformi le possibilità di reclutamento del personale e snellire il sistema

Possibilità in deroga per 3 anni di assunzione dei medici a partita Iva, accelerazione sui contratti di formazione-lavoro per gli specializzandi agli ultimi due anni di corso, riduzione della durata delle specializzazioni, abilitazione professionale al momento della laurea, revisione corso formazione in medicina generale e possibilità di scorrere le graduatorie anche oltre i posti messi a concorso. Sono queste, a quanto si apprende, le principali mosse allo studio delle Regioni per far fronte alla carenza dei medici e più in generale di personale sanitario oggetto del documento citato ieri nella nostra intervista al coordinatore della Commissione salute Icardi, di cui oggi siamo in grado di anticipare i contenuti.
 
Il documento, cui stanno lavorando i tecnici delle Regioni, sarà portato la prossima settimana in Conferenza dei presidenti per essere approvato e poi trasmesso al Ministero della Salute e al Miur per avviare un confronto che, come detto ieri sempre da Icardi, si allargherà anche ai sindacati di categoria.
 
Le proposte regionali intendono sia affrontare l’emergenza che investe molte realtà regionali e che ha portato molti Enti locali a studiare soluzioni provvisorie, vedi il Veneto che vorrebbe assumere medici neolaureati, sia quello di rendere uniformi le possibilità di reclutamento del personale e snellire il sistema.
 
La prima misura allo studio prevede la possibilità in deroga per un tempo limitato (si parla di 3 anni) di poter assumere medici con incarichi di lavoro autonomo laddove sia impossibile reclutare medici dipendenti o convenzionati, un'opzione oggi possibile solo per linee progettuali, mentre la possibilità ora potrebbe essere estesa anche per esempio all’attività negli ambulatori.
 
Prevista poi anche la possibilità, qualora sia impossibile trovare medici in possesso del diploma di specializzazione richiesto, di attribuire l’incarico a medici in possesso di altra specializzazione (eccetto Anestesia, Medicina nucleare, Radiodiagnostica e Radioterapia).
 
Nel documento proposto, poi, per le Regiioni che hanno i conti a posto o che negli ultimi 3 anni li hanno migliorati, si apre la possibilità di poter mettere a disposizioni di Asl e ospedali fino al 3% in più di risorse per valorizzare il personale sanitario. Tra le proposte anche quella di aumentare le competenze delle professioni sanitarie, di snellire le procedure concorsuali e la possibilità, previo consenso del medico, di derogare alla durata massima dell'orario di lavoro per coprire i buchi.
 
Altro aspetto su cui le Regioni vogliono accelerare è poi la possibilità di assumere gli specializzandi agli ultimi 2 anni con contratti di formazione-lavoro. Il tema è da anni dibattuto, lo scorso Governo inserì delle norme che agevolavano la possibilità di assumere gli specializzandi sia nell’ultima Legge di Bilancio che nel Dl Calabria. Si è tentato poi di costruire una riforma strutturale con un tavolo Miur-Salute e Regioni ma la quadra non si è riuscita a trovare. Ora le Regioni ci riprovano e chiedono in ogni caso subito un regolamento per attivare le norme già previste.
 
Nelle proposte trova poi spazio anche la revisione del corso regionale di formazione in medicina generale per rendere più uniforme la didattica. Tra le ipotesi c’è poi quella della riduzione del numero di anni di specializzazione, che secondo le Regioni in molti casi sono più ampi rispetto alla media europea.
 
E poi c’è la volontà di rendere la laurea abilitante per evitare ai neo laureati di perdere il tempo che intercorre tra la laurea e l’esame di abilitazione.
 
Infine, tra le misure allo studio anche quella di consentire (l'ultima manovra aveva bloccato la possibilità) alle Regioni di scorrere le graduatorie degli idonei anche oltre i posti messi a bando qualora vi fosse necessità di ulteriore personale.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

20 Settembre 2019

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