Congresso chirurghi. Mortalità in aumento dove si fanno meno interventi. I primi dati

Congresso chirurghi. Mortalità in aumento dove si fanno meno interventi. I primi dati

Congresso chirurghi. Mortalità in aumento dove si fanno meno interventi. I primi dati
E' quanto confermato dai primi nuovi dati del Programma nazionale esiti di Agenas presentati ieri al 1° Congresso della chirurgia italiana in corso a Roma. Gli interventi di Carlo Perucci, Luigi Presenti, Marina Davoli, Sabina Nuti, Ignazio Marino, Massimo Russo e Giovanni Bissoni.

“Conoscere per migliorare”. È questo lo slogan dei chirurghi ospedalieri e universitari – riuniti per la prima volta nel congresso “Unità e valore della chirurgia italiana” in corso a Roma – che oggi si sono confrontati con Agenas sul Programma nazionale esiti, illustrato Carlo Perucci, direttore scientifico del Pne, nel corso della tavola rotonda “Pne. Le pagelle agli ospedali o un modello di valutazione finalizzato al miglioramento?”.

Un Programma, di cui Quotidiano sanità si è ampiamente occupato, che offre una fotografia dettagliata degli out-come delle struttura sanitarie italiane. Non pagelle o classifiche, come ha sottolineato Perucci, ma strumento indispensabile per consentire a Regioni e Aziende di avviare attività di auditing clinico e organizzativo finalizzate al miglioramento dell’efficacia e dell’equità del sistema. Ed anche ai professionisti di correggere il tiro se necessario.
 
“Lavorare per garantire che le nostre performance siano migliorabili – ha detto Luigi Presenti, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri (Acoi) – è il nostro obiettivo, e attraverso il programma di valutazione degli esiti è possibile raggiungerlo. Noi professionisti siamo pronti e disponibili a confrontarci serenamente con i risultati del nostro lavoro. A spiegare anche se ci sono dati che non ci convincono, ad analizzare e chiarire se ci sono procedure organizzative, tecniche, formative del nostro percorso che possono essere migliorate. Siamo pronti anche a confrontarci con i cittadini. La nostra società scientifica per prima ha scavato il solco per aprire questo confronto, che sicuramente troverà la disponibilità anche delle altre categorie professionali”.
 
Un confronto che si prospetta “vivace” almeno a giudicare dai dati del Pne anticipati nel corso della kermesse: accanto alle eccellenze ci sono ancora zone d’ombra. Un esempio su molti gli interventi sui tumori allo stomaco: ci sono troppi ospedali che effettuano pochi interventi e reparti in eccesso che frammentano l’offerta di prestazioni chirurgiche, con una mortalità che aumenta proprio nelle strutture con un basso volume di attività.
Delle 689 strutture monitorate, ben 455, circa il 70%, eseguono all’anno meno di 10 interventi per questa neoplasia. “Questi volumi di prestazioni – ha spiegato Perucci – sono troppo bassi, e non sono quindi valutabili”.
Al Policlinico Umberto I che ha un volume annuo di 82 interventi, ci sono 15 reparti di chirurgia di cui uno solo fa più di 10 interventi, mentre gli altri ne effettuano da uno a otto. Un assurdo se  pensiamo che il dato di mortalità per questa neoplasia migliora nei reparti delle strutture dove vengono effettuati più di 20 interventi l’anno. “Il dato di mortalità – ha illustrato Marina Davoli dell’Agenas– cala da 6,1% a 2,8% laddove si effettuano più di 20 interventi. In Italia su 1.182 reparti che trattano trattamento di questo tumore: 762 operano l’anno meno di 5 pazienti con tumore allo stomaco”.
 
Anche Sabina Nuti della scuola superiore Sant’Anna di Pisa ha ribadito l’intento attraverso i programmi di valutazione – come il programma Bersagli – non di presentare pagelle, ma di trovare un accordo sugli standard da perseguire nelle strutture . “Misurare tutti con lo stesso metro, policy maker, manager e professionisti – ha sostenuto – aiuta a migliorare e a ridurre il gap tra aziende, a soprattutto la variabilità intra regionale. In questo modo chiediamo ai policy maker di assumersi le proprie responsabilità rispetto alla salute dei cittadini e definire anche obiettivi quantitativi da condividere con i professionisti, ed anche di pubblicare i risultati raggiunti. Ai Manager di rispondere dei risultati in un’ottica multidimensionale e soprattutto di mettere i professionisti nelle condizioni di svolgere bene il proprio lavoro. Infine ai professionisti chiediamo un confronto con i propri colleghi per avere una seconda opinion”.
 
 
“La testardaggine dei numeri e il loro renderli pubblici consentirà di migliorare il nostro sistema”, ha sostenuto il senatore Ignazio Marino. Sulla stessa linea anche Massimo Russo, assessore alla sanità della Sicilia, che attraverso il sistema di valutazione di Agenas, ha corretto il tiro nella sua Regione. “Il tema della conoscenza è fondamentale – ha affermato –, attraverso la valutazione si traggono gli elementi per intraprendere nuovi percorsi. Infatti, in quattro anni abbiamo riorganizzato il sistema perché abbiamo avuto la forza di guardarci dentro per andare oltre. Grazie al Pne abbiamo colto e valutato l’attività svolta confrontandoci con professionisti su quali sono gli accorgimenti da apportare. Ecco perché ritengo che i dati del Pne dovranno diventare obiettivi sanitari da riversare sui manager per perseguire attività virtuose”. Certo ha aggiunto Russo, in questo ci scontriamo con una classe politica, come nel caso dei volumi e degli esiti applicato ai punti nascita che non ne vuole sapere di ridurre né punti nascita né i piccoli ospedali.
 
A tirare le conclusioni Giovanni Bissoni, presidente Agenas che ha ricordato la grande valenza della valutazione degli esiti : “Dobbiamo avere tutti la consapevolezza di essere in una condizione eccezionale a causa della situazione complessiva del bilancio nazionale. E la parola d’ordine, come ha detto il ministro Balduzzi è ‘spendere meno e spendere bene’. Il programma esiti può essere di aiuto in questa difficile fase. Pensiamo all’obiettivo del tasso del 3,7 pl per mille abitanti: è una scommessa impegnativa che possiamo anche vincere se l’affrontiamo con le giuste modalità operative. Questo significa che ognuno deve accettare di fare bene il proprio lavoro. Per questo intendiamo dare strumenti a chi ha la responsabilità della programmazione manageriali e cliniche. Ci sono ancora dei limiti, ma miglioreremo notevolmente i nostri sistemi, entrando con precisione chirurgica nei dati. Stiamo lavorando al portale al cittadino, con informazioni anche sugli esiti”.
E questo, è facile immaginare, cambierà le abitudini di tutti.

26 Settembre 2012

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