Coronavirus. La rabbia dei medici di famiglia: “Nostra categoria conta il 60% dei medici caduti e manca ancora un progetto organizzativo”

Coronavirus. La rabbia dei medici di famiglia: “Nostra categoria conta il 60% dei medici caduti e manca ancora un progetto organizzativo”

Coronavirus. La rabbia dei medici di famiglia: “Nostra categoria conta il 60% dei medici caduti e manca ancora un progetto organizzativo”
Il Consiglio nazionale della Fimmg nella sua mozione finale chiede per questo un “immediato investimento sulla reingegnerizzazione delle attività standard della Medicina Generale durante il periodo pandemico”. E ancora si chiede che parte dei 235 mln destinati dalla Legge di Bilancio alla tecnologia di studio, venga immediatamente destinata all’acquisto di pulsossimetri. LA MOZIONE

“Rabbia e ostilità nei confronti di tutti quelli responsabili a livello aziendale, regionale e nazionale della assenza di adeguati mezzi di protezione idonei per i medici di medicina generale, ancora oggi non forniti alla nostra categoria che conta il 60% dei medici totali caduti per COVID-19”. È quanto si legge nella durissima mozione finale del Consiglio nazionale della Fimmg che denuncia anche come a tutt’oggi “non si assiste ad un progetto organico per la partecipazione e il ruolo di Medici di Medicina Generale alla gestione assistenziale nel corso di pandemia, con il risultato di avere una categoria esposta in assenza anche di strumenti organizzativi e di indirizzi terapeutico – assistenziali per i pazienti”.
 
Per questo i medici di famiglia ribadiscono che “le Unità Speciali di Continuità Assistenziale debbano essere integrate nella organizzazione con la Medicina di Famiglia, con coordinamento della loro azione assistenziale anche partecipata a distanza dal medico fiduciario del paziente attraverso video e teleconsulenza e condivisione delle informazioni cliniche presenti sul gestione dello stesso medico”.

E per realizzarlo la Fimmg “richiede un immediato investimento sulla reingegnerizzazione  delle attività standard della Medicina Generale durante il periodo pandemico vista la necessità del contenimento a casa della popolazione, attraverso strumenti di reperibilità e di assistenza medica a distanza tramite telefono, SMS, sistemi di messaggistica, di videocontatto e di videoconsulto, per attività di domiciliarità virtuale e ambulatori virtuali, tesi a non interrompere la presa in carico e la gestione dei pazienti fragili e con patologie croniche come pure le esigenze in acuto e prescrittive dei nostri pazienti”.

In questo senso il sindacato chiede “l’immediato intervento del Governo affinché attraverso un atto transitorio ed eccezionale connesso alle fasi emergenziali che definisca i compiti descritti nel punto precedente e conseguentemente riconoscere da subito l’adeguamento delle quote capitarie e oraria dei Medici di Medicina Generale ai valori già previsti per il 2018”.
 
E infine la Fimmg “esige attenzione da parte del Governo e delle Regioni affinché parte dei 235 milioni destinati alla tecnologia di studio di cui all’art. 1 comma 449 della Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, venga immediatamente destinata all’acquisto di pulsossimetri da distribuire ai Medici di Medicina Generale e che possano pertanto dotare i pazienti Covid positivi per l’automonitoraggio domiciliare”.

22 Marzo 2020

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