Covid. “Rischio drastica riduzione delle prestazioni sanitarie. Implementare la telemedicina”. L’allarme dei reumatologi

Covid. “Rischio drastica riduzione delle prestazioni sanitarie. Implementare la telemedicina”. L’allarme dei reumatologi

Covid. “Rischio drastica riduzione delle prestazioni sanitarie. Implementare la telemedicina”. L’allarme dei reumatologi
Per il Presidente della Sir, Sinigaglia: “Alcuni reparti di reumatologia sono stati riconvertiti per la pandemia. Rischiamo di trovarci come la scorsa primavera. Non possiamo lasciare i pazienti abbandonati a sè stessi”. Bisogna invece favorire l’aderenza terapeutica.

A causa dell’emergenza sanitaria determinata dalla seconda ondata di contagi da Covid-19 alcuni reparti di reumatologia sono stati convertiti in strutture per l’assistenza ai pazienti colpiti da Coronavirus. “Questo avrà delle ripercussioni inevitabili sulla riduzione delle prestazioni diagnostiche e di monitoraggio. Ci sarà una diminuzione dell’attenzione nei confronti di patologie molto pericolose, come le malattie reumatologiche, mentre verranno abbandonati i malati reumatici che sono pazienti particolarmente fragili e spesso immunodepressi”.


 


Lancia l’allarme la Società Italiana di Reumatologia (Sir). “Comprendiamo il grave momento che sta vivendo il nostro sistema sanitario nazionale e siamo pronti a collaborare per fronteggiare il brusco aumento dei contagi – afferma Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della Sir -. Al tempo stesso però siamo preoccupati e temiamo di trovarci di nuovo in una situazione molto simile a quella già vissuta la scorsa primavera quando i nostri pazienti hanno avuto grosse difficoltà nell’accesso alle cure e alle strutture sanitarie. Rischiamo, infatti, mancate nuove diagnosi e ritardi diagnostici di gravi malattie, tra cui artropatie infiammatorie croniche, connettiviti e vasculiti. Siamo consapevoli del fatto che la diagnosi precoce è di fondamentale importanza per prevenire danni indotti da queste malattie che con il tempo diventano potenzialmente irreversibili. D’altra parte – aggiunge – per i malati già in cura, la conversione dei reparti o la paura dei contagi determinerà un calo delle visite per il monitoraggio terapeutico e per la dispensazione delle terapie. Dobbiamo evitare che l’attività assistenziale in reumatologia venga ridotta e che vengano limitate le attività ambulatoriali, i ricoveri ordinari e le prestazioni di day Hospital o di day Service”.
 
Fermo restando questo principio, la Sir rilancia la proposta di implementare il ricorso alla telemedicina per riuscire a garantire l’assistenza ai malati nei prossimi difficili mesi. “E’ una possibile soluzione per far fronte alla riduzione delle prestazioni sanitarie – prosegue Sinigaglia -. I controlli da remoto vanno incrementati e la SIR è già impegnata da alcuni mesi in questa direzione. Abbiamo attivato una piattaforma informatica on line che ci consente di entrare in contatto con i nostri pazienti e di registrare i principali dati che caratterizzano la fase di malattia. Siamo consapevoli dei limiti di queste procedure che non possono essere considerate sostitutive della visita in presenza ma a fronte della attuale situazione in questo modo può essere facilitato il rapporto con il paziente, migliorato il monitoraggio e sorvegliata l’aderenza terapeutica. Quest’ultima va il più possibile favorita in quanto l’attività di malattia rappresenta un fattore di rischio per contrarre una infezione da Covid-19”.
 
“Abbiamo raccolto i dati di oltre 420 malati nel nostro Registro Nazionale inaugurato nello scorso marzo – conclude Sinigaglia – dall’analisi emerge che in alcune malattie come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica o le spondiloartriti il rischio di contagio correla con stati di malattia non completamente controllata dalle terapie. Da qui il messaggio fondamentale che SIR aveva lanciato nella scorsa primavera e che oggi intendiamo ribadire di non ridurre o sospendere le terapie per le malattie reumatologiche senza un contatto con il reumatologo”.

02 Novembre 2020

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