Crolla il mito del chirurgo maschio: le donne ottengono risultati migliori dei colleghi, sia in sala operatoria che in corsia

Crolla il mito del chirurgo maschio: le donne ottengono risultati migliori dei colleghi, sia in sala operatoria che in corsia

Crolla il mito del chirurgo maschio: le donne ottengono risultati migliori dei colleghi, sia in sala operatoria che in corsia
Le discipline chirurgiche sono ancora appannaggio dei maschi, nonostante le iscritte a medicina abbiano ampiamente superato i maschi e le leggende metropolitane narrano che le donne chirurgo siano meno valide dei loro colleghi maschi. Un pregiudizio duro a morire in un ambiente maschilista come la sala operatoria. Ma adesso il risultato di due studi, uno condotto in ambiente chirurgico in Canada, l’altro a Boston in ambito medico, ribaltano i termini della questione rivelando una supremazia femminile negli outcome di mortalità, nuovo ricovero o complicanze  a 30 giorni. Risultati sui quali riflettere anche alla luce della disparità di trattamento economico a scapito dei camici rosa.

Al tavolo operatorio, le donne sono meglio dei maschi. E che non si tratti solo di uno slogan per le pari opportunità, meta peraltro ancora molto distante nelle professioni sanitarie, lo dimostrano i risultati di uno studio canadese pubblicato di recente sul British Medical Journal. I pazienti operati da una donna presentano un tasso di mortalità inferiore (il 4% in meno rispetto ai pazienti operati da un chirurgo maschio), un minor numero di complicanze e un minor tasso di ricoveri nell’arco del mese successivo alla procedura chirurgica.
 
Lo studio è stato condotto sull’intera popolazione chirurgica  (circa 104.000 persone) dell’Ontario (Canada), sottoposta a 25 diverse procedure operatorie tra i 2007 e il 2015. Raj Satkunasivam, professore associato di urologia presso l’Houston Methodist Hospital, e colleghi autori della ricerca, avendo ben presente che in chirurgia una maggior esperienza si traduce spesso in un miglior risultato, sono stati bene attenti a confrontare tra loro gruppi di chirurghi di entrambi i sessi (774 donne e 2.540 maschi) omogenei per monte ore trascorse al tavolo operatorio, tenendo presente anche la complessità del tipo di interventi effettuati.
 
Ma anche dopo aver effettuato gli opportuni aggiustamenti, le donne chirurgo sono risultate superiori nei risultati alla loro controparte maschile. Certo, alla base di questa supremazia dei camici rosa in ambito chirurgico potrebbe anche esserci un bias di selezione. Per una donna, riuscire ad approdare al tavolo operatorio, campo a lungo considerato off-limits per le donne, bisogna essere veramente in gamba. Ma forse non si tratta solo di quello.
 
Le donne medico infatti fanno meglio della controparte maschile anche in ambito internistico, come ha dimostrato un altro studio pubblicato all’inizio dell’anno su JAMA da ricercatori dell’Università di Harvard; merito forse di una loro maggior empatia con i pazienti, di un approccio maggiormente centrato sul paziente e di una migliore propensione a collaborare con i colleghi. Si è trattato di un vasto studio (sono stati analizzati oltre 1 milione e mezzo di ricoveri) che ha esaminato i dati di pazienti assistiti da Medicare e ricoverati in ambiente internistico. Quelli affidati alle cure dottoresse presentavano un tasso di mortalità e di nuovi ricoveri inferiori, rispetto a quelli affidati alle cure dei medici maschi. Che tradotto in pratica significa una differenza di 1 decesso in meno ogni 233 pazienti trattati tra una donna, rispetto ai maschi e 1 nuovo ricovero a 30 giorni in meno per ogni 182 pazienti affidati ad un camice rosa.
 
Essere trattati da un medico donna piuttosto che da un medico maschio insomma potrebbe fare la differenza. E non quella che raccontano le leggende metropolitane.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

08 Novembre 2017

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