Ddl Professioni sanitarie. FNOMCeO e CAO all’Antitrust: “La salute non può essere piegata alle esigenze del mercato”

Ddl Professioni sanitarie. FNOMCeO e CAO all’Antitrust: “La salute non può essere piegata alle esigenze del mercato”

Ddl Professioni sanitarie. FNOMCeO e CAO all’Antitrust: “La salute non può essere piegata alle esigenze del mercato”

FNOMCeO e CAO nazinale respingono il parere dell’Antitrust sul DDL Delega in materia di professioni sanitarie e ribadisce il ruolo pubblico degli Ordini: non organismi corporativi, ma presìdi a tutela della salute dei cittadini, della qualità delle cure e della sicurezza dei pazienti.

“Siamo sconcertati e rammaricati”. Con queste parole Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, e Andrea Senna, presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, commentano il parere espresso dall’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato sul DDL Delega in materia di professioni sanitarie.

Il parere, pubblicato nel bollettino n. 26 del 30 giugno 2026, esprime un giudizio complessivamente positivo sul provvedimento, ma dedica un passaggio specifico al ruolo degli Ordini professionali. Il Disegno di Legge prevede infatti misure per valorizzarli come organi sussidiari dello Stato. L’Antitrust, tuttavia, richiama la necessità di distinguere nettamente tra le funzioni pubblicistiche di regolazione e vigilanza sull’esercizio professionale e la rappresentanza degli interessi della categoria.

Una lettura che la FNOMCeO respinge con decisione. Secondo Anelli e Senna, l’Autorità non coglierebbe la vera natura degli Ordini delle professioni sanitarie, che non sono organismi chiamati a difendere interessi corporativi, ma enti posti dalla legge a tutela della salute dei cittadini e della collettività.

La FNOMCeO: “Gli Ordini tutelano i cittadini, non interessi corporativi”

Gli Ordini, sottolineano i vertici della Federazione, non sono “paladini degli interessi degli iscritti”. Questo compito spetta ad altri corpi intermedi, come i sindacati. La funzione degli Ordini è invece pubblica e sussidiaria: garantire che l’esercizio della professione sanitaria avvenga nel rispetto dell’interesse generale, della sicurezza delle cure e dei diritti delle persone.

A sostegno di questa posizione, la FNOMCeO richiama anche la giurisprudenza e, in particolare, la sentenza n. 144 del 23 luglio 2024 della Corte Costituzionale, che ha ribadito come l’istituzione e la disciplina degli Ordini professionali rispondano alla tutela di un rilevante interesse pubblico.

Per Anelli e Senna, proprio questa funzione sussidiaria rende necessario il coinvolgimento degli Ordini nelle scelte che riguardano il futuro del Servizio sanitario nazionale. Programmazione dei fabbisogni, formazione continua, certificazione delle competenze e assetti organizzativi sono ambiti che incidono direttamente sulla qualità delle cure e sulla tutela della salute. In questi campi, affermano, il contributo dei professionisti non può essere considerato accessorio.

Formazione continua e deontologia al centro della qualità delle cure

Particolarmente netta è anche la posizione sull’azione disciplinare degli Ordini. L’Antitrust, nel suo parere, invita a evitare che eventuali nuove misure introducano restrizioni non giustificate all’esercizio dell’attività professionale. Per la FNOMCeO, però, l’azione disciplinare non rappresenta uno strumento di limitazione della concorrenza, ma una garanzia per i cittadini. Serve a prevenire e sanzionare comportamenti che possano ledere i diritti dei pazienti e compromettere la qualità dell’assistenza.

Lo stesso vale per il Codice deontologico, attualmente in fase di revisione da parte della Federazione. Per Anelli e Senna, non si tratta di un insieme di regole superate o corporative, ma della bussola che orienta l’attività di medici chirurghi e odontoiatri verso il bene dei pazienti e della comunità.

La FNOMCeO contesta inoltre il tentativo di ridimensionare il ruolo degli Ordini nell’Educazione continua in Medicina. La formazione professionale, sostengono i due presidenti, non può essere ridotta a un mero adempimento burocratico o all’acquisizione di un numero prestabilito di crediti. È invece una politica per la qualità delle cure, la sicurezza dei cittadini e la dignità dei professionisti sanitari.

In un contesto in cui cambiano rapidamente conoscenze scientifiche, tecnologie, bisogni di salute, organizzazioni sanitarie e fragilità sociali, restare aggiornati significa restare capaci di curare. Per questo, secondo la Federazione, la formazione continua non può essere affidata semplicemente alle logiche del libero mercato, ma deve coinvolgere soggetti dotati di competenze certificate. Tra questi, gli Ordini professionali hanno il dovere di contribuire alla crescita e all’aggiornamento dei propri iscritti.

Salute e mercato: il richiamo al diritto fondamentale dei cittadini

Anelli e Senna chiedono ora l’apertura di un confronto “sereno e costruttivo” che consenta di arrivare a scelte coerenti ed efficaci. Al centro, ribadiscono, deve esserci un principio non negoziabile: la salute è un diritto fondamentale, irrinunciabile e incomprimibile, riconosciuto dalla Costituzione a ogni individuo in quanto persona.

Lo Stato, osservano i vertici FNOMCeO, ha già scelto da che parte stare: lo ha fatto con la Costituzione, con le leggi istitutive degli Ordini, con la Legge 3/2018 che ne ha rafforzato il principio di sussidiarietà, con il Servizio sanitario nazionale e con una giurisprudenza consolidata che qualifica gli Ordini come enti pubblici non economici e organi sussidiari dello Stato.

Il messaggio della Federazione è dunque chiaro: medici, odontoiatri e Ordini professionali non operano per difendere interessi particolari, ma per perseguire un unico obiettivo affidato loro dalla legge, dall’etica e dalla deontologia: la tutela della salute delle persone, non nell’interesse di pochi, ma al servizio di tutti.

01 Luglio 2026

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