De Palma (Nursing Up): “Basta sperequazioni tra laureati in medicina e quelli delle altre professioni sanitarie”

De Palma (Nursing Up): “Basta sperequazioni tra laureati in medicina e quelli delle altre professioni sanitarie”

De Palma (Nursing Up): “Basta sperequazioni tra laureati in medicina e quelli delle altre professioni sanitarie”
“Urge equilibrare i meccanismi di compartecipazione dello Stato alla formazione dei professionisti sanitari” ha detto il presidente ricordando che un infermiere laureato paga di tasca propria il percorso di specializzazione. Al neo laureato in medicina, al contrario, ci pensa lo Stato, con un assegno di quasi 1700 euro sin dal primo mese del suo percorso di specializzazione

“Siamo agli ultimi posti in Europa per il riconoscimento di un seppur minimo rimborso spese per tirocini che conducono alla laurea infermieristica, ma, al contrario, prevediamo un rimborso per i tirocinanti che si avviano alla laurea base di medicina e addirittura un congruo assegno per i medici specializzandi. Stiamo parlando in questo caso di una retribuzione mensile di 1.650 euro, non certo irrisoria, da cui sono esclusi psicologi, farmacisti, veterinari, biologi, chimici, specialisti in fisica medica, ma soprattutto rimangono fuori da questa possibilità gli infermieri e le ostetriche”.

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up che chiede di equilibrare i meccanismi di compartecipazione dello Stato alla formazione dei professionisti sanitari.

“Se non ci sono rimborsi per i tirocinanti infermieri – ha aggiunto – ancor peggiore è la situazione per le specializzazioni, tutte rigorosamente a pagamento, a differenza di un laureato in medicina che, nel suo percorso di specializzazione per diventare pediatra, ad esempio, può contare come già detto su quasi 1.700 euro al mese. Frequentemente, molti giovani infermieri neo laureati non hanno la possibilità di affrontare i costi che una scuola di specializzazione comporta (tra mille e i 2mila euro per ogni anno), aprendo pertanto scenari di abbandono del percorso formativo o persino casi di sub lavoro sottopagati e impropri.

Dall’altro canto, il lavoro svolto dagli studenti in qualità di tirocinanti, rappresenta un apporto significativo di cui il SSN beneficia. Il loro importate contributo facilita i processi organizzativi, compensando la carenza di organico e il mancato turnover”.

Lo scorso gennaio, ricorda De Palma, il Parlamento Europeo ha condannato con estrema decisione la condotta che in Italia viene attuata sistematicamente negli ospedali pubblici e privati, che spesso sfruttano gli studenti utilizzandoli come sub lavoratori durante la loro formazione.

“Basti pensare che – ha aggiunto – solo all’interno dell’università “La Sapienza” di Roma il numero di tirocinanti totale, sommando tutti i corsi di laurea presenti (all’incirca sei), tra primo, secondo e terzo anno, si aggira intorno alle 3.000 unità, pronte ad essere utilizzate, talvolta adempiendo a compiti che per legge non sono ancora di loro competenza.

Gli studenti vengono chiamati, quindi, a tappare quei buchi che il sistema sanitario non argina tramite assunzioni pubbliche ed a coprire turni di infermieri assenti o talvolta mancanti. Addirittura, spesso i tirocinanti vengono mandati all’interno delle corsie senza una giusta guida da parte del tutor clinico o del personale infermieristico, senza che nessuno spieghi loro le procedure di svolgimento delle attività, mettendo così a rischio non solo la buona riuscita delle attività stesse assegnategli.

Vanno garantite retribuzioni e tutele a tirocini extracurricolari e post lauream. E vanno perlomeno finanziati i rimborsi per i tirocini curricolari. Oltre a garantire la qualità della formazione di tirocini e stage. Ci sono del resto Paesi che sono avanti anni luce rispetto a noi. È chiaro che in Italia qualcosa deve cambiare. Di questo passo continueremo a perdere infermieri per strada (il 30% nei prossimi tre anni). È davvero questa la sanità che vogliamo?”.

25 Marzo 2024

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