De Palma (Nursing Up): “Non sono una soluzione i 3mila infermieri sudamericani entro la fine dell’anno in Lombardia” 

De Palma (Nursing Up): “Non sono una soluzione i 3mila infermieri sudamericani entro la fine dell’anno in Lombardia” 

De Palma (Nursing Up): “Non sono una soluzione i 3mila infermieri sudamericani entro la fine dell’anno in Lombardia” 
“Li vuole Bertolaso, annunciando apertamente che i professionisti stranieri che arriveranno saranno subito messi a lavoro nelle Rsa e negli ospedali pubblici. È davvero questa la soluzione risolutiva per la crisi che ci affligge?” ha detto il presidente del sindacato degli infermieri

“Immaginate un gruppo di volenterosi giovani professionisti sanitari, provenienti dall’altra parte del mondo, gettati letteralmente nella mischia, è il caso di usare questo termine, nelle Rsa e negli ospedali pubblici di una regione complessa e alle prese con deficit eternamente irrisolti come la Lombardia, con una drammatica carenza di 10mila infermieri. Provate a pensare a quale impatto potrebbe avere il loro lavoro quotidiano, senza nulla togliere all’impegno profuso, sulla qualità e sull’efficienza di una equipe sanitaria, dopo appena quattro settimane di corso di formazione linguistica, tanto è previsto, per loro, in quel progetto Magellano fortemente voluto dal quanto mai ‘risoluto’ assessore al Welfare Guido Bertolaso, che di fermarsi non vuole affatto saperne”.

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up che parte nuovamente all’attacco delle scelte dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso,

“Ci dicono che saranno nel complesso addirittura 3mila – prosegue – arriveranno a scaglioni, e sosteranno, come i loro predecessori, appena quattro settimane di corso di italiano presso il Centro accreditato Gulliver. Alle prese con barriere linguistiche che non sono certo ostacoli superabili in appena un mese di formazione, nonché con la totale mancanza di conoscenza del complesso alveo di norme del nostro sistema sanitario, immaginateli davanti al registro delle prescrizioni scritto in italiano, per preparare il carrello della terapia con i farmaci da utilizzare e relativo dosaggio.

Ci chiediamo quale medico o quale infermiere se la sentirebbero di avere al proprio fianco, in una equipe, un professionista che mostra queste tipologie di problematiche. Gli stanchi e logorati colleghi italiani che si ritroverebbero a lavorare in questo stato di cose rischiano di veder ulteriormente aggravato il proprio già arduo compito quotidiano, alle prese da tempo, in territori come la Lombardia, con un ciclone di disagi che non sembra destinato a placarsi. E’ in gioco la qualità stessa dell’assistenza, già profondamente minata dalla crisi in atto, partendo dal principio che la conoscenza della lingua italiana è indispensabile nell’approccio del professionista con il malato, figuriamoci se anziano o affetto da patologie croniche”.

“Nelle ultime settimane, però, Bertolaso, non si nasconde più e come previsto ammette chiaramente che questi professionisti, dopo quello che si annuncia un breve periodo di apprendimento della lingua italiana, saranno subito messi a contatto con i nostri pazienti, nel pubblico e nel privato, e non certo per esigenze di formazione, ma chiaramente per coprire le enormi carenze di personale che affliggono la Lombardia. Non possiamo non mostrare legittima preoccupazione per quanto sta accadendo e per le ammissioni di Bertolaso.

Non sono affatto questi i progetti risolutivi a lungo termine di cui abbiamo bisogno, il nostro sistema sanitario, soprattutto i nostri cittadini, non hanno bisogno di scorciatoie anguste e tortuose come quelle indicate oggi dall’Assessore al Welfare della Lombardia”, chiosa De Palma.

14 Giugno 2024

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